Sul profilo di Anthony Vaccarello è apparso oggi un nuovo volto per Saint Laurent: Charli XCX, ritratta in due total look della maison, tra cui lo stesso indossato alla sfilata parigina dello scorso settembre. Per capire da dove viene questa scelta di ‘musa’ ho voluto ripercorrere rapidamente la storia del brand, raccogliendone i momenti e le figure che ne hanno composto il DNA ontologico ed estetico, quello che lo rende ciò che conosciamo oggi.
Il marchio nasce da Yves Saint Laurent, un ragazzo magro e nervoso, ma attraversato da un calore profondo, retaggio dell’Algeria, suo Paese natale. Giovanissimo, approda alla moda parigina e, dopo essere diventato direttore creativo di Dior a soli ventun anni, fonda nel 1961 la sua maison insieme al partner Pierre Bergé. Yves è colto, innamorato della cultura e dell’arte. Nei suoi abiti troviamo una galassia di riferimenti: dai Balletti Russi alla pop art, dai quadri di Mondrian – memorabile l’abito in jersey del 1965 – alle opere di Picasso e Proust. Importante ispirazione è anche il Jardin Majorelle, il paradiso marocchino dove ama rifugiarsi, da lui definito “un’oasi in cui i colori di Matisse si mescolano a quelli della natura”. Con il tempo, la maison rivoluziona il guardaroba femminile portando elementi tipicamente maschili nella moda donna e promuovendo l’idea di una figura indipendente, moderna e sofisticata. Tra i momenti chiave della sua storia c’è la nascita di Rive Gauche nel 1966, la prima linea di prêt-à-porter di lusso: una vera rivoluzione, una democratizzazione dell’alta moda. Gli anni Sessanta e Settanta, segnati da rivoluzioni politiche e sociali, trovano eco nel brand attraverso capi destinati a diventare iconici. Primo fra tutti Le Smoking (1966), il tuxedo femminile. Capo nato per proteggere gli abiti maschili dall’odore dei sigari nelle smoking room, viene reinterpretato da Yves che, pur mantenendone i codici, lo ridisegna sul corpo della donna. Poi la Saharienne, ispirata alle giacche safari maschili, anch’essa traslata in una femminilità nuova. Questa dialettica tra maschile e femminile, tra rigore e sensualità, è parte intrinseca di Yves, e dunque del brand: un fil rouge che ne ha garantito la coerenza estetica negli anni. Anche dopo il suo ritiro, nel 2002, e la sua scomparsa nel 2008, Saint Laurent ha continuato a custodire questo dna scegliendo direttori creativi che, ciascuno a modo suo, ne condividessero l’essenza. Dapprima Hedi Slimane, con il suo rigore sensuale e mascolino; poi Anthony Vaccarello, che oggi mantiene la maison salda al vertice senza tradirne la natura più profonda.
Se osserviamo le donne scelte da Yves come volti della maison, scopriamo figure che gli somigliavano: Betty Catroux, il suo “doppio femminile”, androgina, magnetica, sensuale. Poi Loulou de la Falaise, presenza addolcente e luminosa; e più tardi Catherine Deneuve, musa modernissima nella sua compostezza francese. Passando agli anni 2000, arriviamo a Kate Moss e Charlotte Gainsbourg, sintesi perfette di maschile e femminile, eleganza e dissonanza. E infine, oggi, Charli XCX. La vitalità selvaggia di Yves, delle sue muse storiche e di quelle più recenti (penso anche a Chloë Sevigny, icona fashion e partygirl) è certamente un tratto che Charli incarna. Il suo album Brat è stato per un’intera estate un mantra generazionale, un inno globale a una femminilità potente, irriverente e rock, pur nella sua matrice profondamente pop. In questa energia sfacciata, democratica, capace di sporcarsi le mani nei club parigini nel caso di Yves e, per Charli, in veri e propri rave, c’è indubbiamente un punto di contatto.
Anche il look scelto per le immagini della campagna è molto contemporaneo: shorts in pizzo iperfemminili sono accompagnati da una giacca oversize dalle fattezze maschili, un binomio che riesce a mantenere questa dualità caratteristica di Saint Laurent aprendola però al presente, risultando fresco e pienamente appetibile commercialmente. Questo appointment di Charli per la maison è dunque, se vogliamo, poco sorprendente ma quantomeno coerente, sia con il DNA delle muse scelte nel tempo e la loro profonda irriverenza, sia con la tipologia di look che combinano sensualità e mascolinità. E viene spontaneo pensare che, oltre a un gesto estetico perfettamente allineato con la storia del brand, sia anche una scelta commerciale intelligente: prima Hailey Bieber e ora Charli XCX, due figure che parlano a pubblici differenti ma ugualmente globali, capaci di amplificare la risonanza contemporanea di Saint Laurent senza tradirne l’anima.
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