Chanel: perché Matthieu Blazy è quello giusto

Quando si parla di maison come Chanel, la nomina di un direttore creativo rappresenta molto di più di quel che si pensa. Non semplicemente la scelta di un designer “adatto” a prendere in mano le redini di un marchio, ma di un creativo che, attraverso uno dei marchi con più risonanza di sempre, sappia sancire un nuovo inizio in tutto il fashion system, qualcuno che inauguri una nuova pagina della storia della moda. Quando ieri, 12 dicembre 2024, è stato ufficialmente comunicato che Matthieu Blazy è stato “l’eletto” destinato a ricoprire questo ruolo per la maison francese, molti hanno accolto la notizia con sollievo. È lui quello giusto. Dopo mesi di toto nomi, alcuni anche di designer molto famosi, Chanel ha scelto il designer franco/belga, colui che in 4 anni è riuscito a portare avanti, con successo, un marchio storico del Made in Italy come Bottega Veneta, conferendogli una popolarità e un tripudio di consensi mai visti prima. Ciò che probabilmente si auspica anche Chanel. Il mondo della moda approva, e i motivi sono svariati e tutti molto convincenti.

A Blazy va riconosciuto un immenso talento: una dote, un pregio che spesso viene dato per scontato, ma che in realtà lo è sempre meno. Lui è un autentico designer, con un expertise unica, capace di declinarsi ora in sperimentazioni creative, ora in concrete manifestazioni di know how manifatturiero, che lo rendono al tempo stesso desiderato e versatile nel quotidiano. A tutto questo, va aggiunta una personalità discreta e dedita al proprio lavoro, una sensibilità materica non comune che si è tradotta, nel tempo, attraverso collezioni sempre più strutturate, autentiche, complete, desiderabili. Questa è la base da cui bisogna partire per giustificare la sua nomina da Chanel.

Dopo la scomparsa di Karl Lagerfeld, Chanel non si è distinto per collezioni degne di nota, ma ha senza dubbio mantenuto intatti alcuni dei codici estetici distintivi della maison sin dagli esordi; tra questi, il decorativismo artigianale, evidente soprattutto nelle collezioni couture. La lavorazione della maglieria, il tweed, il pied de poule, ma anche le minuziose decorazioni con perle e le applicazioni gioiello, faranno parte dell’eredità che Blazy prenderà in mano, e saranno per lui terreno fertile su cui lavorare. “Blazy ha fatto dell’artigianato un feticcio” ha dichiarato la critica Cathy Horyn durante la sfilata FW24 di Bottega Veneta, e mai definizione fu più azzeccata. Con Chanel saprà attingere al decorativismo artigianale della maison ma conferendogli una nuova, rinnovata freschezza. Il processo che ha svolto con Bottega Veneta: anche il marchio italiano è sempre stato sinonimo di craftsmanship, ma lui ha saputo rendere questa artigianalità cool e ambita anche da un pubblico più giovane. Blazy potrà prendere la maglieria di Chanel, le sue perle, le camelie e quel retaggio ancora fin troppo legato all’idea di una donna fin troppo “adulta” e renderlo appetibile per le nuove generazioni? Assolutamente sì, e nel farlo, caso più unico che raro, riesce a non scadere nel facile populismo delle dinamiche “young&social friendly”.

Molti designer, ossessionati dal risultare in hype per le nuove generazioni, hanno spesso compromesso la qualità delle loro collezioni, adattandosi eccessivamente alle tendenze dei social media e del marketing. Blazy è riuscito a destare l’interesse di un vasto pubblico, pur mantenendo coerente la sua visione, anzi, innalzandola collezione dopo collezione; esattamente ciò di cui Chanel ha bisogno. Spogliarsi dell’eccessiva allure di intoccabilità che l’ha caratterizzato per anni, sfuggire ai rischi di leziosità eccessiva e spesso obsoleta ma imparando a valorizzare il proprio heritage con un approccio contemporaneo ma soprattutto realistico. Capi che possono essere indossati realmente – concetto per altro chiarissimo alla stessa Coco Chanel quando ha fondato il marchio – ma che riescano a esprimere un peso di straordinarietà fatta di piccoli, indispensabili e indimenticabili dettagli manifatturieri. In poche parole, lusso portabile.

E poi c’è da considerare tutto il resto: Matthieu Blazy ha circondato Bottega Veneta di personalità di spicco della musica, del cinema e dell’arte. Chanel vanta da anni lo stesso parterre di testimonial che, per quanto in linea con la maison, risultano sempre un po’ uguali a sé stesse. Non c’è una vera combinazione di energie creative, un booster di cui invece Chanel avrebbe bisogno per aumentare la sua credibilità e il suo appealing su un pubblico più eterogeneo. Idem per le campagne e le collaborazioni visive. Da Bottega Veneta Blazy ha fatto incetta di campagne cult, collaborazioni con fotografi emergenti e pieni di talento, ha realizzato fanzine che sono veri e propri oggetti d’arte e collezionismo, con mix di ispirazioni e riferimenti diversi. Questo pensare oltre, questa capacità di collegare e mettere insieme diversi player e far convergere il tutto con risultati ottimali e di alto livello, non è cosa comune e potrebbe essere l’ennesimo anello di congiunzione tra il designer e la maison parigina.

Ci aspettiamo molte cose da questo nuovo percorso che, come dichiarato ufficialmente dalla maison, avrà inizio a partire dalla seconda metà del 2025. In questi mesi, Matthieu Blazy avrà il tempo di immergersi completamente nel tessuto di Chanel e di farlo proprio. Si apre un nuovo capitolo, e chissà, Chanel tornerà a splendere.

[📷 IPA]

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