Sono passati 110 anni da quando, nel 1915, Mademoiselle Gabrielle Chanel aprì per la prima volta la sua maison d’alta moda. Una storia lunga 110 anni che oggi, 28 gennaio 2025, in occasione della Couture Week parigina, il marchio celebra ispirandosi, come sempre, ai codici estetici ormai iconici in tutto il mondo, uniti a competenze artigianali e sapienza manifatturiera. Un momento di passaggio quello a cui stiamo assistendo all’interno del brand dalla doppia C che, a partire dal prossimo settembre 2025, vedrà il debutto definitivo alla direzione creativa di Matthieu Blazy, ex-direttore creativo di Bottega Veneta e per molti, voce di speranza e salvezza per conferire alla maison del lusso francese il lirismo creativo che merita. Dopo gli anni di Karl Lagerfeld, che ha imposto Chanel alla riconoscibilità internazionale, imprimendolo in un immaginario ben preciso tra lusso, ironia e chic sofisticato ma mai scontato, il marchio ha tenuto fede ai suoi codici identificativi, per lo più artigianali, con la direzione creativa di Virginie Viard.
Tuttavia, sembrava ormai aver perso da tempo il suo smalto più incisivo; considerato per lo più un marchio istituzionale del lusso, Chanel ha smesso di fare rumore e di rappresentare una voce fondamentale nel vasto panorama della moda contemporanea, relegandosi a un’élite per lo più formata da volti noti e ormai affezionati al marchio da tempo immemore. Ora si prospetta un volo deciso che possa sancire un nuovo capitolo, e Blazy sembra avere tutte le carte in regola per farlo, sapendo coniugare con rara sensibilità sia l’aspetto più tattile e artigianale, a cui Chanel è inevitabilmente legato, che quello più creativo, poetico e ispirato. Tuttavia, in attesa di settembre, il marchio sembra tenere i remi in barca per mantenere intatto il suo establishment, approccio che ha dimostrato anche in questa collezione haute couture SS25 che ha sfilato questa mattina al Grand Palais.
Sicuramente, da parte dei vertici della maison, ci vuole essere un tentativo di “ringiovanimento” del marchio. Un tentativo non solo dimostrato dalla presenza di icone care a un pubblico più giovane, come Dua Lipa, Kylie Jenner e la star coreana Jennie, ma anche dai look in passerella. Un tripudio dei classici completi in tweed, reinterpretati in chiave fresca e più appetibile per le generazioni giovani. La gamma di colori spazia dai gialli pastello ai rosa confetto, passando per i lilla e i verdi acqua, impreziositi da texture scintillanti, iper decorate con cristalli e paillettes. Le lunghezze delle gonne sono mini, sostituendo la classica longuette midi che per anni ha caratterizzato i tailleur di Chanel. E poi, ancora, completi tailleur con pantaloni palazzo, giacche preziose e fiocchi sullo scollo. Niente più e niente meno di ciò a cui il marchio ci ha sempre abituato da anni. Meno convincenti, gli abiti da sera; la leggenda vuole che gli abiti di Chanel siano mortificanti sul red carpet e sebbene non possiamo definirla una vera e propria regola, restano comunque abiti dalle silhouette difficili ma soprattutto poco contemporanee, tra tulle e decorazioni trompe l’oeil che lasciano ben poco spazio a un senso di leggerezza. Per questo, non ci resta che confidare in Matthieu Blazy.
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