Chanel Cruise 2026/27: con Biarritz Matthieu Blazy torna alle origini del mito

Coco Chanel era una ribelle. Ma non di quelle di parvenza, era una ribelle vera, cresciuta negli stenti e animata da una determinazione di ferro, ma soprattutto dall’insofferenza viscerale verso tutto ciò che era considerato convenzionale. Siamo agli inizi del ‘900, le donne stringevano ancora i loro corpi in corsetti striminziti, la volontà era ancora quella di pavoneggiarsi e ingraziarsi gli sguardi maschili, tra salotti e belletti di ogni genere. Il goal era solo e unicamente trovare un ottimo partito da sposare e diventare mogli e madri modello, una vita standardizzata e inframmezzata dal ludibrio vuoto degli “small talk” dei ricevimenti e pièce teatrali, dove mostrarsi perfettamente in linea con il ruolo che la società aveva scelto per loro. A tutto questo, l’orfana Gabrielle si oppone e in quella fiamma ardente mossa dall’insoddisfazione, riscrive i codici dello stile e del lifestyle al femminile per sempre. Ai salotti parigini pieni di boria, la stilista predilige le fughe verso il mare. È in quei paesaggi costieri francesi, eleganti nella loro malinconia selvaggia e grezza, che ritrova se stessa, ma soprattutto la verve creativa necessaria per mettere in piedi la rivoluzione di un secolo intero. Per certi versi, è stata la prima a concepire un senso di moda “antimoda”, in tempi non sospetti. A Biarritz, località costiera sulla costa basca a sud-ovest della Francia, Chanel trova il suo buen retiro ma soprattutto l’ispirazione che le serviva a contravvenire le regole obsolete del buon vestire.

Osservando i marinai al porto, la stilista trova naturalmente le sue muse: non si tratta di personaggi altisonanti, di nobili ingioiellati o di esponenti del jet-set, ma di persone reali, persone che lavorano, che vivono quotidianamente con la brezza del mare che scompiglia i capelli. In questa verità cruda, Gabrielle scopre una poesia artistica senza pari e introduce elementi tipici del workwear al maschile nella moda femminile. Non ci sono etichette, non ci sono imposizioni, ma c’è la libertà di poter essere chi si vuole essere e di vivere all’aria aperta senza paura. Non è un caso che proprio a Biarritz Chanel scelga di fondare la sua prima vera maison di couture nel 1915: la sua prima collezione è un successo. Per la prima volta nella storia, abbiamo un’idea di abbigliamento sportivo e funzionale, dove lo stile deve fare rima con libertà di movimento ed espressione. Introduce il jersey – tessuto fino ad allora solo impiegato nel guardaroba sportivo maschile -, propone la marinière, la maglia a righe tipica dei marinai, in una versione sofisticata ma portabile. Biarritz diventa un punto di riferimento per la vita e la creatività dello stilista, una sorta di locus amoenus estremamente realistico, nonché crocevia dei più importanti esponenti artistici del tempo. Da Picasso e la sua prima moglie, la ballerina Olga Khokhlova, al compositore Igor Stravinsky e il poeta Jean Cocteau, tutti amano lasciarsi sedurre dalla magia di Biarritz, sirena autentica e spontanea, resa ancora più unica dalle splendide architetture Art Déco, ennesima ispirazione per la stilista visionaria.

Con la sfilata Cruise 2026/27, il direttore creativo Matthieu Blazy rende omaggio alle origini del mito della maison più celebre di tutti i tempi. Lo fa non solo scegliendo questa città come location dello show, ma introducendo e rimescolando i codici distintivi di un’epoca fondamentale, reinterpretati attraverso la sua lente eclettica e poliedrica. Sous le salon la plage, questo il nome della collezione, è un invito concreto a vestire la libertà dello stile vacanziero, ma arricchito da sfumature che ci parlano di artigianato, sperimentazione, lirismi tanto estetici quanto manifatturieri, in un tripudio che risuona desiderio di osare ma anche eleganza senza tempo. Troviamo gli anni ’20, nelle cuffie da piscina e nelle silhouette degli abiti razionalisti ma non sprovvisti di guizzi inaspettati, il glamour geometrico dell’Art Déco nelle stampe foulard, black dress come dichiarazione di stile eterna e il denim, elevato da “tessuto resistente da lavoro” a pilastro fondamentale della moda, oltre ogni tendenza passeggera o gerarchia sociale. Un tessuto democratico.

Perennemente in movimento – dai completi in seta leggera che ondeggiano alle gonne in rafia che frusciano, fino ai tailleur in tela di cotone lavato – il piacere essenziale del vestirsi e svestirsi – con il costume da bagno protagonista – guida la collezione. Sensoriali e sperimentali, i materiali straordinari richiamano l’abbondanza del mondo naturale circostante: sete fluide, tweed elastici, superfici compatte, maglie morbide ricamate e paillettes che ricordano le squame dei pesci. Qui la doppia C diventa un altro elemento unificante, non come esercizio di branding, ma come parte di un’architettura essenziale del capo. Introdotta radicalmente negli anni ’30, le sue linee sinuose rappresentano la firma rigorosa di Gabrielle Chanel e il senso del suo manifesto e della sua autobiografia attraverso l’abito. Ora spetta a chi lo indossa aggiungere il proprio significato.

Ma troviamo anche l’archetipo del little black dress del 1926: un abito che ha fatto la storia della moda e che viene in questa collezione riproposto proprio ispirandosi ai disegni d’archivio. Un abito che determinò la svolta e l’affermazione definitiva di Gabrielle Chanel nella moda: la donna che si era sentita costantemente diversa dalle altre divenne improvvisamente “la donna” a cui ispirarsi nella vita.

Blazy è materico e irriverente, ama non prendersi sul serio ma giocando su territori come un marinaio esperto e che sa bene dove andare: le sue fughe in mare aperto incontrano sirene fantastiche e ammalianti, tornano avanti e indietro nel tempo e non rinunciano a licenze artistiche personalissime. Ma alla fine, conosce perfettamente la strada del ritorno, in un porto sicuro ma animato dalla voglia incessante di esplorare.

[📷Courtesy of Chanel]

Condividi l'articolo sui social: