C’era una volta… Planet Hollywood: ascesa e declino dei ristoranti delle star

Provate a immaginare: gli attori più famosi del momento che creano una catena di ristoranti a tema cinematografico, diffusa in tutto il mondo. Tutti insieme sotto una grande insegna luminosa, all’interno di locali esclusivi, decorati con “reliquie” provenienti dai set più iconici della storia del cinema. Se oggi questa idea può sembrare irrealizzabile, qualche anno fa era invece realtà. Quanti di voi si ricordano di Planet Hollywood? Se siete in tanti, beh, unitevi con i fazzoletti per la commozione. Se invece non sapete di cosa stiamo parlando, siete nel posto giusto.

Questo nome così evocativo era uno dei brand più in voga negli anni ’90, una decade in cui la magia sembrava davvero possibile. E per magia intendiamo anche poter incontrare, in uno dei tanti Planet Hollywood, star del calibro di Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger o Bruce Willis.

Questi erano solo alcuni dei nomi che si erano uniti all’avventura di Robert Earl, nata da un’idea di Bryan Kestner e Keith Barish, come racconta Esquire. In sintesi, il progetto era creare una sorta di Hard Rock Café che, al posto della musica, avesse al centro Hollywood. Per realizzarlo, c’era bisogno delle sue icone, che furono convinte in cambio di quote societarie, come riportò THR.

Era il 1991 quando aprì il primo ristorante a Manhattan: 10.000 persone bloccarono la 57ª strada per assistere all’arrivo delle star più famose del jet-set dell’epoca. Da lì, le aperture si moltiplicarono in tutto il mondo, anche in Italia, a Roma. Peccato che quel format del ristorante-museo – che esponeva pezzi unici provenienti da film leggendari, molti dei quali ora battuti all’asta – non abbia retto al tempo. Quotato perfino in borsa, Planet Hollywood si trovò due volte ad affrontare il fallimento, come racconta Forbes, e la maggior parte dei locali chiuse definitivamente.

Oggi Planet Hollywood esiste ancora, ma in una forma diversa. Recentemente ha riaperto un locale a New York, ma quel periodo fatto di grandi nomi, merch venduto a dismisura, impronte delle mani degli attori sulle pareti e – diciamocelo – anche un po’ di kitsch, sembra lontano. O almeno diverso.

[📸 e 📹 Getty Images; IPA]

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