Che Celine abbia quasi sempre scelto di infischiarsene del calendario ufficiale della settimana della moda parigina è cosa nota. Hedi Slimane è sempre stato un sovversivo, e questo tratto distintivo della maison non è venuto meno nemmeno per la sfilata di debutto di Michael Rider, che ha sorpreso tutti con uno show Spring 2026 a solo un giorno dall’inizio della settimana dedicata all’Haute Couture, sfilando oggi, 6 luglio 2025. Un’attesa che, tuttavia, si è fatta facilmente perdonare: la prima collezione firmata dal nuovo direttore creativo di Celine convince tutti e ci fa esclamare all’unanimità un chiaro e semplice “Wow, che bello”, senza troppi giri di parole.
Nel quartier generale di Rue Vivienne ha preso vita uno show sofisticato ma non scontato, ricco di dettagli inaspettati e lirismi particolarissimi, senza però rinunciare a un approccio assolutamente consumer oriented: capi belli ma pensati per essere realmente indossati, senza eccessi o stratagemmi forzati. Pura e semplice eleganza, mescolata a un tocco pratico e squisitamente retrò, dove l’heritage del brand ha trovato ampio respiro, ripercorrendo l’estetica dei suoi precedenti direttori creativi, senza mai risultare obsoleto o stucchevole.

Dopotutto, Michael Rider aveva già lavorato da Celine durante la direzione creativa di Phoebe Philo – prima di diventare direttore creativo del womenswear di Polo Ralph Lauren – e dunque era naturale chiedersi se, nel suo debutto, ci sarebbe stato un comeback alle silhouette iconiche della Philo, che resero Celine tanto desiderabile e innovativo all’epoca. In realtà, la collezione è un perfetto riassunto tra l’attitude rock’n’roll di Hedi Slimane, le volumetrie di Phoebe Philo e l’eleganza daily-chic parigina tipica degli archivi della maison. E se tutto questo avrebbe potuto trasformarsi in un mappazzone incoerente, l’abilità di Rider è stata quella di portare in passerella una collezione ricca e compiuta, piena di spunti e ispirazioni, in cui l’over iper-architettonico e lo slim più audace, il preppy equestrian in pieno stile old money e il boho anni ’70 si incontrano e si valorizzano a vicenda, come una sinfonia perfetta in cui qualche nota riesce a sorprendere e a tenere alta l’attenzione.
C’è l’eleganza quotidiana in pieno gusto anni ’70; ci sono il denim e la pelle, presenti nella pelletteria – con borse meravigliose – ma anche nelle giacche, diventate un punto di forza della maison anche grazie a Hedi Slimane. Sontuosi i colli altissimi in seta bianca, che conferiscono un’austerità nobile e altera, sdrammatizzata da tagli asimmetrici su blazer maschili e cappotti sartoriali. Ma soprattutto spicca il decorativismo surrealista ed esuberante della gioielleria: anelli, bracciali, charms dalle forme più disparate, in oro e argento, incredibilmente contemporanei e portati in mille strati con disinvoltura irriverente.
C’è il navy e il dandy, nei foulard finemente stampati e nei pantaloni alla zuava – una shape più vicina all’universo Philo, che qui però non si lega al suo minimalismo concettuale, ma a qualcosa di più caldo, retrò, persino lezioso. E se l’uomo non si fa problemi a indossare leggings stampati con mocassini flat in pelle, la donna sceglie pantaloni ampi infilati dentro sneakers alte e iper sottili, con logo sul fronte: un accenno di bad taste provocatorio che, tuttavia, non stona, ma incuriosisce.
Bella anche la parte dedicata alla sera: lunghi abiti in raso bianco o nero, rigidi e strutturati, abbinati a layering di anelli, cappelli di paglia e maxi occhiali da sole – elementi ormai iconici della maison – il tutto rigorosamente con ballerine rasoterra.
A Parigi pioveva, oggi. Ma il debutto di Michael Rider da Celine ci fa ben sperare in un futuro decisamente più roseo e sereno. Buona fortuna.
[📷Instagram: celine]