Cartier, riacquistare il passato per scrivere il futuro: la strategia dietro gli acquisti del proprio archivio

Fino al prossimo 16 novembre, il Victoria & Albert Museum di Londra ospita la mostra Cartier, con oltre 350 oggetti tra gioielli preziosi, pietre storiche, orologi e creazioni iconiche che ripercorrono l’evoluzione dell’eredità di arte, design e artigianato del celebre marchio di gioielleria dalla fine del XX secolo. Per una maison di tale portata storica, con creazioni passate tra le mani di figure come la regina Elisabetta II ed Elizabeth Taylor, custodire un proprio archivio con i tesori più significativi o semplicemente con le creazioni più antiche può essere un compito complesso. Si dice infatti, tra gli addetti ai lavori, che molti grandi brand, soprattutto nel settore della gioielleria, siano costantemente alla ricerca dei propri pezzi d’archivio presso collezionisti privati, riacquistandoli per ampliare e preservare la memoria storica della maison.

Un esempio emblematico è proprio Cartier. Tornando alla mostra londinese, come riportato anche da Puck, la maggior parte dei preziosi in esposizione – circa 200 su 250 – proviene dalla vasta collezione del marchio, assemblata nell’arco di cinquant’anni a partire dai primi anni ’70, in parte grazie al riacquisto all’asta di pezzi culturalmente significativi. Il primo fu un Portico Mystery Clock, per una cifra oggi non nota, mentre la collezione Cartier oggi conta circa 3.500 pezzi. Tra gli acquisti più importanti, sempre secondo la testata, figurano creazioni dal valore storico e culturale inestimabile: la collana di rubini e diamanti che Elizabeth Taylor ricevette in dono dal suo terzo marito, Mike Todd, nel 1957, acquistata da Christie’s per 3,8 milioni di dollari nel 2011; oppure la collana di giada donata all’ereditiera Woolworth Barbara Hutton in occasione del suo matrimonio con il principe Alexis Mdivani nel 1933, considerata il più grande gioiello di giadeite al mondo e battuta all’asta nel 2014 per 27,4 milioni di dollari, un record assoluto per un gioiello.

Come osservato dal portale, questa strategia potrebbe non essere soltanto un modo per arricchire l’archivio storico e culturale del brand, ma anche una mossa per incrementare il valore stesso delle sue creazioni: più esclusivi e documentati sono i pezzi, maggiore diventa il loro percepito e, di conseguenza, la loro quotazione. In questo contesto, la mostra al Victoria & Albert, dove diversi pezzi acquistati da Cartier anni fa all’asta sono ora esposti e ⁠mai più apparsi sul mercato, potrebbe rappresentare un momento cruciale: alcuni di questi tesori potrebbero tornare all’asta, magari a un prezzo ancora più alto? La risposta, forse, arriverà la prossima settimana, quando sarà messo in vendita il sesto e ultimo Portico Mystery Clock prodotto da Cartier tra il 1923 e il 1925, con una stima di 3,7 milioni di dollari. Si tratta del primo orologio della serie e probabilmente, del primo oggetto mai riacquistato da Cartier all’asta, ancora oggi visibile nella mostra del V&A.

[📸 IPA; vam.ac.uk]

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