Un capezzolo a vista non ci sconvolgerà. Ma emanare un decreto sul dresscode di uno degli eventi più importanti dell’anno, letteralmente a meno di ventiquattro ore dall’inizio ufficiale, avrà sicuramente sconvolto i numerosi stylist e addetti ai lavori che si occupano del look degli artisti in gara e delle celeb ospiti. Stiamo parlando del Festival di Cannes, che ieri, 13 maggio 2025, ha dato ufficialmente il via alla sua 78° edizione. A debuttare sulla Croisette, oltre che le star, una prima “polémique” per dirlo alla francese, la polemica che ha scatenato l’emendamento sul nuovo regolamento del dresscode della kermesse.
Dai piani alti del Festival lo fanno sapere forte e chiaro: quest’anno niente corpi nudi mostrati a destra e sinistra e nessuno strascico chilometrico che, sempre dai piani alti, fanno sapere che sono troppo complicati da gestire, generando difficoltà e impedimenti per la fluidità di passaggio. Tutto questo è stato allegramente reso noto nel pomeriggio del 12 maggio, ovvero poco meno di ventiquattro ore prima dall’inizio ufficiale della kermesse.
Personalmente, non credo che l’eleganza, il buon gusto e il rispetto si misurino da quanti centimetri di tessuto si hanno addosso. La storia del divismo, sin dagli esordi, ci ha dimostrato come anche il corpo può essere svelato con grazia e che la nudità può essere sofisticata. Esistono donne eteree con abiti impalpabili e donne volgarissime con strati e strati di tessuto addosso. Il corpo, in particolare quello femminile – perché sì, è inutile girarci intorno, è sfortunatamente ancora il corpo delle donne a generare scandalo -, è non solo oggetto, ma soprattutto soggetto capace di dare forma e vita alla personalità di un abito e soprattutto della donna che lo indossa. Lo sapevano gli antichi artisti greci e romani, lo sapeva il Canova e lo sapevano gli artisti Pre Raffaeliti: il corpo, nella sua interezza, non ha nulla di volgare. È l’intenzionalità con cui si mostra il corpo a fare la differenza. Esistono esempi di naked dress passati alla storia e per nulla scandalosi: in certi abiti, il dettaglio svelato di una parte del corpo, è funzionale a esprimere la creatività del designer che lo ha realizzato e a comunicare la sua visione.
Certo, l’utilizzo del naked dress va sapientemente gestito e non va confuso con certi eccessi degli ultimi anni, dove l’unico obiettivo era scandalizzare e non vi era alcuna filosofia creativa dietro. In ogni caso, impartire divieti anche sulla scelta dei look, nel 2025, ci sembra una scelta poco consona, un guizzo conservative che, a giudicare dai look sfoggiati la prima sera, non ha preservato il Festival da cadute di stile degne di nota. Inoltre, a questi “Arbiter Elegantiarum” di Cannes ci preme ricordare che la prima forma di eleganza è il rispetto per il prossimo, in particolare per chi lavora con serietà e dedizione soprattutto in vista di eventi così importanti.
Un rispetto che è stato completamente dimenticato considerate le tempistiche con cui è stato comunicato questo regolamento sul dresscode, solo poche ore prima: nessuno ha pensato agli stylist e a tutti gli addetti all’immagine delle celeb, che lavorano alla selezione dei look per la Croisette anche mesi prima? Pare che in molti, come Halle Berry, siano stati costretti a rimpiazzare l’abito scelto con uno nuovo nel giro di poche ore: cosa c’è di elegante nel mettere in crisi il lavoro di esperti che hanno impiegato cura e tempo per accontentare i propri clienti, obbligandoli a ripiegare su scelte secondarie alla velocità della luce?
Sarebbe stato quanto meno doveroso comunicarlo molto tempo fa, evitando di stressare gli addetti ai lavori che, come di consueto accade in questi contesti, sono già molto presi e agitati. Purtroppo, esiste ancora un pregiudizio obsoleto che vede le persone che lavorano nella moda come semplici fortunati che si divincolano tra star, paillettes e lustrini, senza tener conto che si tratta di lavori veri e propri, talvolta faticosi e pieni di criticità, ma soprattutto fondamentali anche per l’immagine di un attore o una star di prima grandezza.
Che dire, l’unica vera caduta di stile al momento l’ha fatta il Festival di Cannes.
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