Cannes 2024, anche in questa edizione non mancano le standing ovation: ma come mai sono così lunghe?

Il quesito è di quelli curiosi. E a farselo è una delle firme della BBC, Nicholas Barber: perché le standing ovation a Cannes durano così tanto? Cosa significa? Effettivamente l’accoglienza del pubblico al Grand Theatre Lumiere, alla fine della proiezione delle pellicole, con i personaggi in sala, è sicuramente una delle grandi tradizioni della manifestazione. Ma qual è il valore che hanno? Il giornalista è partito dalla reazione di Kevin Costner, pochi giorni fa, commosso di fronte alla standing ovation al termine della proiezione del suo “Horizon” al festival. L’attore si è commosso dopo la standing ovation di 7 minuti. Ma sulle pagine della BBC raccontano come tutto il meccanismo possa essere estenuante e che magari Costner potrebbe essersi commosso perché annoiato. «Riesci a immaginare quanto deve essere estenuante annuire, sorridere e ascoltare le persone che applaudono per sette minuti interi?», chiede Barber.

Sì, perché, a Cannes più che mai, appena iniziano i titoli di coda del film proiettato, si accendono le luci e un cameraman si precipita a inquadrare i protagonisti in un primo piano stretto. Immaginate cosa vuol dire avere gli occhi puntati costantemente per più minuti. Ci sono esempi passati in cui le standing ovation sono durate anche fino a 20 minuti (!). Una ripresa in presa diretta che immortala tutto. Smorfie di fastidio, imbarazzo o commozione. In linea generale, comunque, sembrerebbe esserci una correlazione tra la qualità del film e la lunghezza della standing ovation. Anche se le eccezioni non confermano la regola. Perché ad esempio, se “Il Labirinto del Fauno” nel 2006 di Guillermo Del Toro, ha totalizzato il record di 22 minuti di applausi, e riscuotendo un buon successo, nel 2012 “The Paperboy” di Lee Daniels ne ottenne 15 di minuti, ma il film fu considerato uno dei flop dell’anno.

Quindi, si chiede Barber, «perché il pubblico delle première di Cannes rimane in piedi così a lungo?». Secondo lui gli applausi non sono solo per il film o per i protagonisti, ma è per l’intera esperienza, rara per quel pubblico, di vedere un film nuovo in un grande cinema con tante persone entusiaste allo stesso modo. anche perché non capita tutti i giorni di potersi congratulare con i protagonisti in carne e ossa presenti nello stesso posto. Ma c’è anche l’opinione riportata di Charles McDonald, uno dei PR cinematografici più rispettati della Gran Bretagna, di casa a Cannes, che definisce la tradizione come «un diversivo divertente che in realtà significa molto poco». Certo fa piacere ricevere un’accoglienza positiva dal pubblico, ma la verità, dice ancora McDonald, «è che le proiezioni chiave sono le proiezioni stampa: sono la radice di come un film viene percepito e raccontato».

[📸 IPA]

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