Camera Moda: Carlo Capasa parla di un indotto di 800 milioni di euro all’anno per la MFW

In un’intervista a MFF, Carlo Capasa, presidente di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana, racconta aspettative e pronostici dell’imminente fashion week milanese, al via oggi. «A livello di ricavi, la ricaduta sul territorio di questa edizione sarà sui 250 milioni di euro» prevede Capasa. Poco meno dell’impatto delle Olimpiadi dunque, stimato sui 320 milioni. «La metropoli conferma la sua centralità, con debutti forti», sottolinea. E dopo il credito d’imposta varato dal governo per la creatività, confida in un 2026 in ripresa: «Prendiamo il testimone dalle Olimpiadi e lo ridaremo alla Paralimpiadi, confermando la centralità di Milano in questo specifico momento storico» continua Capasa, che fotografa così questi giorni di transizione per la città di Milano, che passa dalla conclusione delle olimpiadi invernali all’ingresso nella fashion week.

Una settimana della moda che da al via da oggi a 161 appuntamenti totali (54 sfilate fisiche e 8 digitali, 72 presentazioni di cui 5 presentazioni su appuntamento e 27 eventi) per un comparto che nel 2026 punta a ben 94,2 miliardi di ricavi. Secondo le stime della Camera di commercio, ogni settimana della moda femminile genera circa 250 milioni di euro di indotto per la città. Se si sommano le edizioni uomo e donna, si arriva a una forchetta compresa tra 750 e 850 milioni l’anno. A fronte dei 320 milioni stimati per l’impatto delle Olimpiadi, la moda conferma di essere un traino notevole per l’economia milanese.

Interrogato sulla specificità di questa imminente fashion week, Capasa risponde: «È una settimana centrale. Il fatto che due grandi interpreti come Maria Grazia Chiuri (Fendi) e Demna (Gucci) si spostino da Parigi a Milano è un segnale forte: sono protagonisti assoluti delle ultime stagioni internazionali. A questo si aggiungono debutti molto attesi, nuove energie, eventi speciali in calendario. Per noi le novità si traducono in energia, e quest’anno l’energia è tanta».

Sul fronte economico, le aspettative per il 2026 sono alte: «per il 2026 abbiamo pubblicato una previsione prudente di +1%, ma i nostri analisti indicano una forchetta tra l’1% e il 3%. Dopo due anni con il segno meno, tornare in territorio positivo, anche con una crescita contenuta, è un segnale importante». La crescita sembra essere generata e trainata dal mercato statunitense, che seppure manchi di crescite esplosive, resta costante, e al ritrovato equilibrio del mercato cinese, ora di nuovo stabile. In merito alle regole e alle novità delle associazioni moda estere, Capasa è poi interrogato sulla policy pellicce, vietata come sappiamo da quest’anno dalla fashion week newyorchese.

«Come associazione crediamo che il nostro compito non sia quello di imporre restrizioni, ma sia quello di sensibilizzare e promuovere il confronto anche rispetto alle istanze che attraversano il nostro sistema in continua trasformazione. Rispettiamo le scelte dei brand e non limitiamo la libertà creativa. Detto ciò crediamo nel dialogo positivo con il mondo associativo, che da diversi anni portiamo avanti con alcune delle principali realtà internazionali che si occupano di animal welfare, e proseguiremo su questa direzione. Non condividiamo, invece, le modalità impositive e le conseguenti azioni portate avanti nelle ultime settimane da una singola sigla».

E in merito al tema della certificazione di filiera, Capasa aggiunge: «Con Cnmi stiamo lavorando su tutti i fronti, anche con le istituzioni regionali. Continuiamo a ribadire l’interesse dell’industria ad avere una legge di filiera chiara. Avevamo già presentato una proposta, che non è andata avanti per questioni che non dipendevano da noi. Intendiamo riproporre, insieme alle altre associazioni e con il coinvolgimento dei sindacati, una proposta condivisa. È un passaggio fondamentale per il sistema».


[📷 Getty Images]

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