Lo aspettavamo da tempo, e alla fine è arrivato. Calvin Klein è tornato in passerella, per la precisione su quella della New York Fashion Week, dopo anni di assenza. Era infatti il 2018 quando il marchio simbolo della cultura giovanile americana che ha segnato un’epoca, ha presentato in sfilata una sua collezione, ai tempi sotto la direzione creativa di Raf Simons che, proprio in quell’anno, annunciò la sua dipartita lasciando il brand sprovvisto di una vera e propria guida. Per anni dunque, CK è sopravvissuto facendo leva soprattutto sui prodotti più commerciali e noti, come l’underwear e il denim, ma senza esprimere attivamente una sua visione sulla moda contemporanea. Ecco perché, quando è stato annunciato che Veronica Leoni sarebbe diventata la nuova direttrice creativa del marchio, riportandolo in passerella, i riflettori sono ritornati tutti su Calvin Klein.
Leoni, romana, 41 anni, vanta alle spalle un cv di comprovate esperienze, che l’hanno vista negli uffici stile di Jil Sander, di Celine ai tempi di Phoebe Philo, ma anche Moncler e The Row; ma la designer è stata anche tra le finaliste del LVMH Prize del 2023 con il suo brand Quira, nato in onore della nonna che per prima le ha trasmesso la passione per questo mestiere insegnandole a cucirsi i vestiti. Sicuramente una designer che si è “fatta le ossa” in alcuni dei brand portavoce del minimalismo e che avranno senza dubbio contribuito alla sua maturazione stilistica come designer e direttrice creativa. Una formazione che, senza se e senza ma, è venuta completamente fuori nella sfilata di debutto di ieri, 7 febbraio 2024.
Davanti a un pubblico di volti noti e legati alla storia del marchio, come Kate Moss e Christy Turlington, e al cospetto dello stesso Calvin Klein, Leoni ha portato in passerella una sfilata co-ed uomo e donna che ha saputo rappresentare tutti i capisaldi del monumentale minimalismo contemporaneo. Costruzioni ad hoc, volumi ora eccessivi ora iper slim, la collezione FW25 di Calvin Klein presenta finiture degne del tailoring più esclusivo, dove l’apparente essenzialità dei capi non tradisce una spasmodica e assoluta ricerca di perfezione sartoriale, con capi che trasudano sofisticato know how ma rimanendo nel campo della sobrietà. Leoni ha parlato di un voler ripescare i codici di una sensualità perduta cara alle origini del brand, che divenne famoso in tutto il mondo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 con campagne ad alto tasso di erotismo, seppur nelle tinte fresche e autenticamente genuine di una certa giovinezza ribelle. In effetti, non mancano tocchi di romanticismo femminile, che ritroviamo ad esempio nei tubini che svelano delicatamente le spalle o negli abiti fluidi e drappeggiati.
In ogni caso, la designer sembra molto decisa a raccontare questa ritrovata “sexytude” con connotazioni tipiche della femminilità contemporanea, e quindi ben lontane dalle campagne che popolavano le grandi città negli anni ’90 con Kate Moss e Mark Wahlberg semi nudi. C’è sempre una certa compostezza nella collezione, un rigore che riesce sicuramente a traslarsi in ensemble composti da pantaloni sartoriali second-skin e maglioncini slim dallo scollo a V o in outfit effetto layering dove è sicuramente il capospalla a essere il protagonista più ambito, come quello furry super over indossato in passerella dalla modella francese Jeanne Cadieu. Non manca poi un recupero all’archivio, che ritroviamo ad esempio nelle calzature, con un paio di ballerine in seta dalla punta quadrata, riedizione di una scarpa lanciata nel 1999.
Tutto sommato, la sfilata è ben riuscita, gli abiti sono assolutamente ben fatti e i capi sono desiderabili e faranno sicuramente la felicità di molte fashioniste e anche dei buyers. Veronica Leoni ha senza dubbio dimostrato di saper fare dei buoni vestiti e di avere una solida formazione alle spalle, e non ci resta che attendere le collezioni future per vedere come riuscirà a plasmare, si spera in un modo sempre più personalizzato, l’iconico brand Made in Usa.
[📸 IPA]