Momenti di entusiasmo all’interno della PVH Corp. La società che gestisce brand come Calvin Klein e Tommy Hilfiger ha infatti registrato un aumento delle azioni del +16%, pari a 75,38 dollari, solo nel trading after-hour di lunedì 31 marzo 2025. E se Wall Street brinda, l’amministratore delegato dell’azienda, Stefan Larsson, sembrerebbe pronto a porgere i suoi ringraziamenti a Bad Bunny, protagonista dell’ultima campagna underwear del marchio americano. Una campagna diventata virale in pochi minuti e che ha raggiunto circa 29 milioni di utenti in sole 48 ore. Bad Bunny è uno degli artisti del momento e le sue canzoni sono tra le più ascoltate su Spotify, il che ha contribuito senza dubbio alla risonanza mediatica dell’adv. Ma non è l’unico fattore: il cantante e produttore portoricano ha offerto uno spaccato di autentico erotismo che ha mandato in visibilio i fan di tutto il mondo. Corpo e movimento, dettagli ravvicinati, sensualità latina e spontaneità condita con testosterone e un pizzico di autoironia, gli addominali di Benito campeggiano sulle home Instagram degli utenti, spopolano tra i cartelloni pubblicitari delle grandi città e incantano anche il pubblico più agée, poco avvezzo all’uso dei social, se trasmessi in televisione. Non sono stati pochi infatti gli utenti che hanno registrato le reaction delle madri incollate davanti allo schermo alla vista della pubblicità dei celebri slip, replicando la tendenza dell’anno scorso con il precedente testimonial Jeremy Allen White.
Se c’è una cosa che infatti unisce generazioni, generi, status sociale, etnia e qualunque senso di appartenenza esistente nella società, è il sesso. Nulla attira e vende come l’erotismo e questo è ormai un dato di fatto vecchio come il mondo. Fa parte della natura umana e al netto dei movimenti politically correct che denunciano l’eccessiva sessualizzazione della società, inconsciamente un corpo nudo richiamerà sempre di più l’attenzione rispetto a uno vestito. Ovviamente, c’è una differenza sostanziale da tenere a mente: il sessualizzare inteso come oggettivazione del corpo è un atto volto a sminuire e danneggiare la persona coinvolta ed è dunque condannabile; l’erotismo inteso come manifestazione della sensualità e del desiderio nelle sue forme più autentiche è invece connaturato alla natura umana e se applicato con il massimo rispetto non nuoce a nessuna delle parti coinvolte. Il confine può essere spesso sottile, ma se circoscriviamo l’eros legato all’arte si può ben comprendere che ha da sempre rappresentato un connubio inarrestabile. Dai Bronzi di Riace al David di Michelangelo, passando per Paolina Borghese ritratta come Venere Vincitrice dal Canova, i corpi nudi astratti e intrecciati di Egon Schiele o l’Olympia di Manet, il corpo attira, la carne esposta suscita interesse e, in un riuscito mix di eleganza e provocazione, si insinua nella mente come immagine eterna. Il corpo rappresenta il mezzo forse più efficace per esprimere i concetti più disparati dell’umano essere, aspirazioni altissime e pulsioni bassissime, ed è per questo che riesce a ottenere risultati immediati, laddove altri processi incontrano maggiore difficoltà.
E se nel marasma generale del fashion system i brand fanno a gara per recuperare terreno fertile, tra direttori creativi, strategie di marketing e sofisticati stratagemmi, ci si rende conto che basta una pubblicità in intimo giusta per sbancare il lunario. Questo non vuole essere un invito all’approssimazione e approcci eccessivamente semplificati, ma un invito a riflettere su quanto spesso la comunicazione dei marchi si dimentichi di colpire alla “pancia” del pubblico, non connettendosi ai desideri più semplici che sono tuttavia anche quelli più potenti. Non è un caso che insieme all’eros il settore che non conosce quasi mai crisi è il food, che anche dopo i difficoltosi anni della pandemia è riuscito a risollevarsi più forte di prima. Cibo e sesso, siamo esseri umani dopotutto: forse ci sarà un tempo in cui anche le adv saranno pensate per un pubblico artificiale di cyborg, ma per il momento siamo ancora persone in carne e ossa.
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