Ormai è cosa nota da tempo che i libri e la moda siano due mondi intimisticamente e intimamente legati. Basti pensare al fatto che alcune delle celeb più cool degli ultimi anni si sono mostrate sempre più spesso con un libro in mano, quasi come fosse un accessorio che più di una borsa riesce a parlare di noi. A riflettere i nostri gusti e anche a dare in modo effortless l’impressione che essere alla moda non esclude affatto l’interesse per la cultura. Tutt’altro invece, perché la moda è sempre più affascinata da questo mondo, in una passione che non sembra arrestarsi e che talvolta non riguarda soltanto il contenuto, ma anche le copertine. Un libro non si giudica dalla copertina, questo è certo, ma forse le copertine di alcuni libri riescono a dire qualcosa in più su chi le sceglie.
Questo meccanismo lo ha capito bene Jonathan Anderson, che per il suo debutto da Dior, già dalle anticipazioni della collezione svelate giorni prima della sfilata, ha mostrato le sue rivisitazioni della celebre Book Tote di Dior, creata da Maria Grazia Chiuri e diventata un best seller di Dior, e ora tornata a essere l’it-bag più ambita. Quella di Jonathan Anderson è stata una reinterpretazione letteraria, sia nella forma che nel contenuto ci verrebbe da dire, dato che la tela della borsa si trasforma nelle copertine di libri eterni come Dracula di Bram Stoker e Les liaisons dangereuses di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, tra le altre cose.
Ma la mossa del direttore creativo di Dior è solo l’ennesima conferma dell’eterna passione della moda per i libri, e in particolare per le copertine. Basti pensare al fatto che esiste una vera e propria figura chiamata book stylist: sì, si tratta del mestiere dello stylist come lo conoscete, ma che invece di abbinare i vestiti abbina i libri che le celebrità o gli attori di un film mostrano, in modo da garantire una caratterizzazione del personaggio ancor più profonda e perché no, anche aesthetic. Da questa passione sono poi nati i vari book club che coinvolgono celeb e brand: da Kaia Gerber che ormai da tempo porta avanti il suo “Library Science” fino al book club ideato da Miu Miu, che nel corso degli ultimi anni ha plasmato la sua brand identity anche su progetti a sfondo letterario, diventati appuntamenti fissi e per molti imperdibili in periodi come la Design Week di Milano.
Dopo queste premesse è quindi naturale immaginare che anche i libri seguano delle tendenze. O meglio, le copertine dei libri. Un tempo erano i bianchi Adelphi, candidi e minimali, la rappresentazione più alta di un grande classico dall’appealing immortale. E oggi, qual è il “look” che domina gli scaffali delle librerie? L’ultimo trend ha preso il via grazie a “My Year of Rest and Relaxation”, libro di Ottessa Moshfegh pubblicato nel 2018, che in cover presenta un dipinto di Jacques-Louis David e titolo in caratteri bold in rosa. Caratteri vistosamente brillanti in un font sans-serif, sovrapposti a un dipinto che di solito risale a qualche secolo fa. Sono queste le caratteristiche che rappresentano i nuovi segnali distintivi della narrativa letteraria: secondo il New York Times, sono elementi che trasmettono solennità e anche un tocco di coolness.
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