Sesso, droga e rock’n roll. Anzi, più che rock’n roll, techno. Se si pensa a Berlino probabilmente queste saranno tre delle prime parole che vi verranno in mente. La capitale tedesca che, dalla caduta del muro del 1989 a oggi si è imposta come meta imprescindibile di nuovi inizi e svolte, ha sempre mantenuto inalterato quel vago fascino peccaminoso e oscuro, complice la fervente night life e la clubbing culture che l’hanno resa la regina della notte assoluta. Ma è una notte molto diversa da quella che si potrebbe trovare a Londra, a New York o a Parigi: è un edonismo malinconico e intrinsecamente dannato, come se quel cielo plumbeo “sopra Berlino”, – citando il film di Wim Wenders -, entrasse di diritto a essere un elemento identificativo di una città tra le mete più ambite d’Europa.
Una città che, anche se non è mai stata considerata come una capitale fashion nella sua accezione più istituzionale, lo è di fatto diventata, attirando cool people da ogni parte del mondo. A Berlino, moda e musica si incontrano e nessuna città ha saputo dar voce alle sottoculture più di lei. In effetti, si pensa a Berlino e la prima cosa che ci viene in mente sono le file di persone vestite in pelle total black in coda per entrare nel tempio della techno per eccellenza, il Berghain. Ma la città nel tempo ha valorizzato i suoi mille volti, anche a seconda del quartiere, e l’anima controcorrente e trasgressiva si incontra con i codici più clean e minimali di una capitale green, tra healthy culture e i wine bar più ricercati, ma anche concept store, book shop prendono vitdove i codici tipici della “Scandi-culture” incontrano l’eleganza più austera, ma con un tocco sempre funzionale. I tedeschi non amano i fronzoli e il look riflette quest’anima pragmatica. Tessuti tecnici e sportswear si combinano e sposano per uno stile a metà tra il normcore e il gorpcore, e non sempre solo in nero. Idem il cosiddetto quite luxury, che ben risponde alle esigenze delle fashion people più esigenti.
Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, la cultura rave fiorì come reazione contro il sistema, e l’ascesa dei sex club a Berlino negli anni ’90 rese popolare l’abbigliamento fetish e l’abbigliamento da biker. Dai cultori della musica, che non possono fare a meno della loro “divisa” composta da felpa e t-shirt nere oversize, abbinate a sneakers come Salomon o anfibi Dr.Martens, bomber in tessuti tech e cappellini, fino ai più audaci che amano mixare gli elementi tipici della cultura BDSM con quelli più quotidiani, il nero resta il protagonista assoluto della città.
Ma Berlino, nell’immaginario comune, è anche Christiane F., la protagonista del controverso libro autobiografico “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, diventato successivamente un film di successo. Nonostante il contesto del disagio giovanile in una Berlino divisa in due sulla fine degli anni ’70, tra droga, prostituzione e metropolitane angoscianti, lo stile sfoggiato dalla protagonista della pellicola è ancora oggi considerato di tendenza, tra la giacca da baseball con la scritta “Bowie” sul retro, – omaggio all’artista che apparirà in un cameo e ne firmerà la splendida colonna sonora -, camicie boho, completi in total denim e ombretti azzurri.
Per l’ennesima volta, un’icona bella e maledetta, anche se negli anni la capitale tedesca ha vissuto una sostanziale trasformazione: non solo total black, clubbing culture, bad girls e fetish, la città con il tempo ha riscoperto la sua anima più nord europea e borghese, dove i codici tipici della “Scandi-culture” incontrano l’eleganza più austera, ma con un tocco sempre funzionale. I tedeschi non amano i fronzoli e il look riflette quest’anima pragmatica. Tessuti tecnici e sportswear si combinano e sposano per uno stile a metà tra il normcore e il gorpcore, e non sempre solo in nero. Idem il cosiddetto quite luxury, che ben risponde alle esigenze delle fashion people più esigenti.
Variazioni che cambiano anche a seconda del quartiere che si frequenta, ma, in ogni caso, la libertà resta il comune denominatore dello stile. A Berlino, le persone possono fare quello che vogliono senza essere guardate dall’alto in basso ed è il motivo per cui in questa città le sottoculture hanno potuto esprimersi maggiormente. A Berlino, comodità e provocazione procedono di pari passo.
I negozi? Numerosissimi e sempre più ricercati. Tra questi: Andreas Murkudis, nella centralissima Potsdamer Straße, Final Layer, in Prenzlauer Allee, dove è possibile trovare dall’alta moda d’archivio, alle camicie da band rare, al merchandising college degli anni ’90, SOTO, situato nel quartiere di Torstraße, che vanta un’accurata selezione di sneakers e sportswear d’alta gamma, VOO Store, che si trova in un cortile del quartiere di Kreuzberg ed è considerato il concept store tra i più ricercati al mondo, con una selezione che va da Stüssy e Carhartt WIP a Prada e Dries Van Noten.
Amanti del vintage? Berlino potrebbe diventare il vostro paradiso allora. Tra questi, Sing Blackbird Vintage, specializzato in abbigliamento anni ’90 e Y2K iper sexy, con capi di Cavalli, Jean-Paul Gaultier e Prada, Endyma, dove è possibile trovare tesori preziosi di Helmut Lang, The Good Store, che oltre a vendere capi d’archivio di Jil Sander e Dries Van Noten supporta anche la vendita di designer emergenti. Pronti a partire? Noi raccomandiamo di portare una valigia in più.
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