Due minuti a disposizione per condividere una foto, una sola volta al giorno. Non è una punizione, ma il meccanismo dietro BeReal, l’anti-social che negli ultimi mesi sta spopolando negli Stati Uniti. L’app si propone infatti come alternativa alle piattaforme accusate di essere diventate sempre più “fake” e contraddistinte dall’eccessivo utilizzo di filtri. I suoi iscritti possono scattare una foto per poi pubblicarla solo una volta al giorno. In quei due minuti di tempo verranno attivate entrambe le fotocamere, così da mostrare agli amici e ai follower quello che sta accadendo sia davanti che dietro allo schermo. Un modo per mettere a nudo gli utenti, senza poter attingere a modifiche.
Autenticità e realtà sono le sue due caratteristiche principali, anche perché l’applicazione non permette di caricare le foto dalla propria galleria, obbligando alla rappresentazione istantanea e non patinata di un preciso momento. Una volta al giorno, infatti, a orari sempre diversi e del tutto casuali, l’utente riceverà una notifica nella quale gli viene ricordato che ha a disposizione due minuti per scattare e postare la foto.
È il trionfo della normalità. L’app sempre più apprezzata tra gli universitari americani, denota una tendenza che dilaga tra i giovani della gen Z. Un po’ come il famoso “photo dump”, letteralmente “discarica di foto”, che ha rivoluzionato i canoni estetici dei social, da sempre schiavi della perfezione compulsiva delle immagini. Caroselli pieni di foto normali, legate per lo più alla vita quotidiana, sempre più condivisi dopo la pandemia, vero crocevia di questo cambiamento. È il linguaggio di una generazione che alla realtà patinata e artefatta preferisce l’autenticità delle immagini. Un flusso di coscienza che ci fa risvegliare dalla perfezione a cui i social ci hanno abituato negli ultimi anni.