Simbolo dell’estate, il costume non è immancabile solo in spiaggia, ma anche negli store, che, come ha spiegato a “Milano Finanza Fashion” il presidente del salone fiorentino Maredamare Alessandro Legnaioli, sfruttano l’appealing di questo item anche per diversificare la propria offerta.
Dopo un 2021 e un 2022 segnati da un record di vendite per il beachwear nell’area del Mediterraneo – a esclusione della Francia – le stime per i guadagni del 2024 non sembrano promettere gli stessi risultati. L’imprenditore, infatti, presidente del salone che dal 20 al 22 luglio 2024 ha accolto 300 brand e buyer da 38 Paesi, ha risposto alle domande del portale riguardo il settore. «In generale, il settore beachwear e il resortwear, che solo per il beachwear dovrebbe sviluppare per il 2024 un giro di affari mondo stimato in 23 miliardi di dollari, è in continua crescita anche in tempi di crisi», ha spiegato, aggiungendo: «Per l’anno in corso, l’avvio di stagione è stato deludente a causa del meteo avverso fino a giugno. Poi la situazione è migliorata, ma ci sarà probabilmente una diminuzione rispetto al 2023. Prevediamo, come tendenza, una ripresa nel 2025». Ha poi portato alla luce il tema riguardante la considerazione da parte delle istituzioni: «Il settore non è ufficialmente ascoltato o presente presso le istituzioni e la sua rappresentanza è demandata al mondo abbigliamento/fashion, che lo rappresenta molto parzialmente. Inoltre è l’unico non incluso al Tavolo della moda».
Giacomo Bramucci, presidente di Confcommercio Marche, alla guida di Casa del costume, ha inoltre spiegato la sua visione sull’andamento delle vendite dell’anno in corso: «Nel beachwear c’è più vitalità rispetto alla moda in generale, dove la situazione appare piuttosto complicata e spenta, ma non è facile neanche per noi. Credo che a fine anno potremo migliorare leggermente il fatturato del 2023, che però è stato lo specchio di una delle peggiori stagioni estive della nostra storia recente, pertanto il miglioramento non rappresenta necessariamente un successo», ha detto, aggiungendo che i motivi potrebbero essere legati anche alla concorrenza del fast fashion e delle vendite online: «La percezione del valore intrinseco del beachwear è in netto calo per effetto dei prodotti di importazione, proposti a prezzo aggressivo, e nei negozi stanno aumentando le lamentele per i prezzi applicati ai costumi di qualità».
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