Ci sono le scuole d’arte e poi c’è la Bauhaus. Più che un movimento artistico, una scuola di pensiero che, volente o nolente, è entrato a far parte del nostro quotidiano, influenzando per sempre l’approccio degli artisti e non al design e all’arte in generale. Siamo nel 1919 quando un architetto di nome Walter Gropius fonda la scuola Bauhaus a Weimar, in Germania. Guidato dall’idea di “Gesamtkunstwerk” ( “opera d’arte totale”), Gropius ha cercato di eliminare i confini tra design e arte applicando un approccio interdisciplinare.
Gli studenti della Bauhaus erano infatti incoraggiati a sviluppare le loro competenze in workshop incentrati su argomenti che includessero diverse forme di espressione artistica: belle arti, pittura murale, architettura, progettazione grafica, tessitura, ceramica e anche tipografia. Il tutto, favorendo un’estetica ma soprattutto un approccio concreto che potremmo definire minimalista, spogliando gli oggetti e le opere di tutto ciò che fosse ritenuto superfluo o semplicemente non necessario, focalizzandosi principalmente sull’essenza della materia, l’artigianato di alta qualità e la funzionalità.
Tra i nomi più celebri che hanno reso grande e riconoscibile il movimento Bauhaus nel mondo troviamo il designer ungherese Marcel Breuer, divenuto famoso soprattutto per le iconiche sedute in acciaio tubolare, come la Cesca o la B3, ma anche per Breuer Building di New York, e l’architetto tedesco Mies van der Rohe, autore di opere caratterizzate da forme lineari e da elegante semplicità, come gli edifici del Padiglione Barcellona o Le torri di Lake Shore Drive dello skyline di Chicago. Tra i pittori, l’innovatore dell’astrazione Wassily Kandinsky e il genio del colore Paul Klee. Ma troviamo anche talenti meno noti, come Friedl Dicker-Brandeis, un artista multidisciplinare austriaco che ha fatto di tutto, dalla progettazione grafica al fashion design, Lucia Moholy, le cui fotografie hanno documentato la vita nella scuola Bauhaus, e Margaretha Reichardt, che disegnatrice di vestiti e giocattoli, ma anche colei che ha sviluppato il filato metallico Breuer usato nelle sue sedie tubolari in acciaio.
Nel 1925 la Bauhaus fu costretta a trasferirsi a Dessau per sfuggire alla pressione politica della Repubblica conservatrice di Weimar. Lì, Walter Gropius costruì il Bauhaus Dessau, un’icona del movimento che ora è patrimonio mondiale dell’UNESCO. La scuola rimase lì fino al 1932 prima di trasferirsi a Berlino e chiudere definitivamente nel 1933 dopo l’ascesa al potere dei nazisti. Nonostante il suo mandato relativamente breve come scuola, il movimento Bauhaus continua a influenzare tutti ancora oggi, dal compianto Virgil Abloh a IKEA, infondendo i suoi principi minimalisti nella nostra vita quotidiana.
Sono tantissimi gli artisti contemporanei, come Gustaf Westman, che dichiarano come la Bauhaus li abbia significativamente ispirati nella loro produzione. Il concetto di “riduzione”, ben espresso attraverso il celebre claim “Less is More”, è un quesito chiave dell’architettura e del design attuale, ma anche della moda. La Bauhaus ha sempre puntato all’esaltazione dell’essenza delle cose, partendo proprio dalla privazione del superfluo; l’essenza permette di valorizzare un oggetto nella sua autentica e pura bellezza, nelle sue forme originarie, nella sua matericità, promuovendo l’artigianato come valore supremo di cui prendersi cura responsabilmente.
[📷 gustafwestman]