Da diversi mesi il balletto si impone con rinnovata centralità nell’immaginario culturale contemporaneo. Anche in seguito alle controverse dichiarazioni di Timothée Chalamet, che ne ipotizzavano un lento declino, il dibattito pubblico si è riacceso con vigore, portando critici, artisti e pubblico a riaffermare con decisione la vitalità di questa disciplina, tutt’altro che estinta. Noi stessi ne abbiamo ripercorso le traiettorie storiche, profondamente intrecciate con la tradizione italiana, continuando a esplorarne molteplici declinazioni per dimostrare quanto balletto e opera restino arti vive, partecipate e sorprendentemente amate anche dalle nuove generazioni.
A testimoniare l’attualità e la capacità di queste forme di dialogare con altri linguaggi, dall’arte al design, fino alla moda, è il lavoro dello stilista londinese Saul Nash, figura emblematica di una nuova sensibilità interdisciplinare. Designer e danzatore, Nash ha fondato nel 2018 il suo omonimo marchio di activewear di lusso, costruendo un ponte sofisticato tra performance, movimento e menswear. Le sue creazioni, capi tecnici pensati per assecondare il corpo in azione, rileggono l’athleisure in chiave contemporanea attraverso una produzione sostenibile e radicata nel territorio.
Particolarmente significativa è la sua capacità di integrare il movimento nelle sfilate, trasformandole in veri e propri dispositivi performativi: un approccio che trova eco anche in Italia nel lavoro di Michele Rizzo per Magliano, dove la coreografia diventa linguaggio critico e narrativo. In questo senso, Nash rappresenta solo l’ultimo, e tra i più incisivi, esempi di una fertile intersezione tra moda e danza, oggi fonte attiva di direzione artistica, ispirazione e sperimentazione.
Non sorprende dunque che questa settimana l’acclamato coreografo Wayne McGregor abbia scelto proprio Nash per disegnare i costumi del suo nuovo spettacolo al Royal Ballet di Londra. Intitolato Wayne McGregor: Alchemies, il progetto ospita la prima mondiale di Quantum Souls, nuova creazione del coreografo, per la quale Nash ha ideato costumi dal carattere spiccatamente futuristico. «La progettazione dei costumi è stata un autentico processo collaborativo tra me e Wayne», ha dichiarato Nash. «Era fondamentale costruire dei personaggi, ma anche evocare un’idea di collettività – o meglio, di individualità collettive -affinché ogni costume potesse esprimere l’unicità di ciascun danzatore».
[📷 Instagram: studiowaynemcgregor; royalballetandopera; saul.nash]