Balenciaga: ma quindi Demna Gvasalia è un grande bluff o un grande genio?

Siamo sempre più convinti che la moda non debba darci risposte, quanto piuttosto alimentare delle domande. Interrogarsi stimola la mente e la creatività, e in certi campi è meglio porsi con un approccio curioso e giustamente disorientato anziché con raziocinio. Lo scopo del creativo consiste essenzialmente in questo. A tal proposito, ci sembrava doveroso interrogarci su Balenciaga, e più specificatamente sul suo direttore creativo, Demna Gvasalia. Di lui è stato scritto e detto tutto e il contrario di tutto, ma dopo quasi nove anni di direzione creativa alla maison francese, siamo ancora qui a chiederci se Gvasalia sia un grande genio o un grande bluff. Ci fa o ci è? O forse entrambi?

Sovversivo, controcorrente, Gvasalia ha avuto il merito non soltanto di definire un nuovo corso di un marchio istituzionale, ma della storia della moda stessa, che mai come con lui, ha introdotto i paradigmi specifici dello streetwear nella couture, parlando a un pubblico dapprima estraneo al mondo del marchio di lusso parigino. Giovanissimi, clubber, ragazzi di strada, il retaggio post-soviet che tanto appartiene alla cultura del designer, che è georgiano, sono diventati i codici identificativi di uno stile che è diventato immediatamente virale e continua a esserlo. Gvasalia è un abile provocatore e continua a dimostrarlo con la nuova campagna dell’iconica City Bag, che è la rappresentazione tangibile di un universo criticato e accusato di contribuire al decadimento della moda contemporanea. Una sfilza di influencer e volti noti dei social, sedute al front row della sfilata, tutte con la borsa portata in grembo.

Una borsa, un oggetto del desiderio, che diventa culto e al tempo stesso traduzione di un senso di appartenenza, ma anche di omologazione. Quello contro cui il sistema dice di volersi ribellare, a favore di maggior creatività e personalità di spessore, che vadano al di là del numero dei followers su Instagram. Gvasalia crede davvero nel potere “evocativo” di un’immagine così palesemente votata al marketing o è solo l’ennesima provocazione, di chi quel sistema vuole criticarlo proprio attraverso la sua rappresentazione nuda e cruda? Il designer ha senza dubbio il grande merito di metterci davanti ai nostri interrogativi, lasciandoci insaziabili e sempre più affamati di discussione. Il grande bluff della moda è qui servito: sta a noi capire come reagire.


[📷 instagram: demnagram]

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