Demna Gvasalia: un nome, una leggenda. Ciò che è stato in grado di costruire il direttore creativo della maison Balenciaga, va al di là di semplici collezioni di abiti. Demna è un visionario che, facendosi portavoce di un’eredità ben poco patinata ma decisamente “di strada”, è riuscito a trasmettere la sua visione dissacrante anche ai piani alti, imponendo dei codici visivi e dei linguaggi estetici che prima di lui non erano mai stati considerati “appetibili” per il fashion system.
Amatissimo e criticatissimo, alcuni ritengono le sue creazioni poco degne di essere definite moda, soprattutto se facciamo riferimento alla couture. Solo lo scorso giugno 2024, il brand ha presentato a Parigi la sua collezione “53rd Couture”, con una sessione di meditazione di sottofondo, star del calibro di Nicole Kidman e Katy Perry tra il pubblico, e felpe oversize in passerella. In molti, tra gli addetti al settore, si sono interrogati sul significato stesso di couture nel 2024, e se questo avesse più necessariamente a che fare con dinamiche di alta sartoria, elaboratissima ed elegantissima.
Può una felpa oversize essere considerata un capolavoro couture? Ma soprattutto couture è la forma o la sostanza? Tutte domande che inevitabilmente affollano la testa di chiunque veda una sfilata di Balenciaga, e, a prescindere da tutto, il potere di Gvasalia consiste proprio in questo: stimolare le persone a interrogarsi su delle cose. Una pratica a cui molti sono totalmente disabituati ma che, a ben pensarci, ha forse promosso l’alienazione dal senso di comunità, favorendo un individualismo spesso malsano.
Balenciaga al contrario ha sempre promosso un senso di community molto forte; lo si percepisce dalle campagne, dove gli amici di Demna e sua madre stessa diventano protagonisti come modelli, ma anche dalla folta schiera di seguaci che, da ogni parte del mondo, ha deciso di far propri i codici estetici del marchio, indossandolo fieramente.
Demna è anche un creativo che ama sovvertire i canoni rigidi della moda, e lo fa spesso rifacendosi a silhouette azzardate, ma anche mixando vecchio e nuovo, – non è un caso che molti abiti couture di Balenciaga siano il risultato di un assemblaggio tra capi vintage pescati online -, e sperimentando con materiali e tessuti poco adoperati nella moda.
Proprio durante l’ultima sfilata “53rd Couture” non sarà passato inosservato un abito dorato, dal design e dalla consistenza decisamente inusuali. Qualcuno ha azzardato il paragone con la carta di un cioccolatino, ed effettivamente, senza voler privare questa creazione del suo valore, una similitudine c’è. L’abito in questione è il look 36 presentato in sfilata, ed è un abito con corsetto rigido e asimmetrico e interamente caratterizzato da una texture increspata, che ci ricorda proprio il packaging del cioccolato. La creazione è stata infatti realizzata in alluminio color oro, che conferisce a tutto il vestito questo effetto “stropicciato”, a tratti futurista, architettonico, decisamente poco visto.
Multistrato, apparentemente fragilissimo, l’abito presenta una silhouette dritta e lunga fino alla caviglia, ma presenta anche una tridimensionalità, conferita proprio dall’alluminio utilizzato. Non sappiamo se la sua portabilità sia sufficientemente comoda da essere indossata facilmente, ma dopotutto si tratta di un pezzo di couture e si sa, essere comodi non è una priorità dell’alta moda.
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