Bagagli smarriti all’asta: da cattiva notizia per i viaggiatori a grande occasione per i curiosi

Quello delle blind box è un trend che non accenna ad arrestarsi, anzi, continua a evolversi. L’ultimo fenomeno di cui si sta iniziando a parlare sui social? Le aste dei bagagli smarriti: le valigie perse in aeroporto e mai reclamate, diventate delle perfette e particolarissime blind box in cui è possibile scoprire piccoli o grandi tesori, ma anche fantasticare sulle loro storie e quelle dei loro – ormai ex – proprietari.

Il fascino dell’ignoto continua a sedurre la Gen Z che, tra mystery box – vedi l’incredibile successo dei Labubu, acquistabili solo tramite blind box affidando al destino il colore del proprio mostriciattolo virale – e valigie dimenticate, conferma quanto l’imprevisto e la sorpresa siano elementi centrali per le nuove generazioni e non solo. Una passione che si sposa perfettamente con un altro rituale amato dalla Gen Z: quello dell’unboxing. “Scartare” sui social il contenuto misterioso di una valigia smarrita acquistata all’asta è la nuova frontiera del contenuto virale, un format che attira e che, al tempo stesso, si pone come alternativa meno “usa e getta” rispetto ai grandi haul di fast fashion, donando a questo format un’aura decisamente più intrigante.

@luciasland Part 1/2 – unboxing someone’s lost luggage 🫣✈️🌍 #lostluggage #traveltiktok #traveltok #lostandfound #airportlife ♬ original sound – Lucia🍸🍴

Come raccontato dal The Guardian, quando un bagaglio viene smarrito viene prima registrato in un database che consente ai gestori di sapere che non è salito sull’aereo. Successivamente si tenta di rintracciarlo e reindirizzarlo, e se le etichette si sono staccate, gestori lo aprono per cercare un nome, un numero di telefono o elementi identificativi. ⁠Circa il 92% delle valigie viene restituito ai proprietari, ma se una non viene reclamata entro tre mesi, finisce nelle mani di terzi. Le rotte internazionali hanno cinque volte più probabilità di smarrire bagagli rispetto ai voli nazionali, con il 46% delle perdite che si verifica nei transiti in un secondo aeroporto. A incidere sono anche errori di biglietteria, problemi di etichettatura, scambi di valigie, questioni di sicurezza, operazioni aeroportuali, dogana, maltempo, cancellazioni e restrizioni di peso. Una cattiva notizia per i viaggiatori, ma una grande occasione per i curiosi.

@beckysbazaar I can’t believe what I saw when I opened up the case!!😱🤯 stay tuned for part 2🥰 (🧳 from @undelivrd ) #lostluggage #unclaimedmail #unboxingvideo #mysterybags #mysterybag #thrifthaul #thrifted #airport #charityshop #carboot ♬ original sound – Becky’s Bazaar

Se in passato le compagnie aeree avrebbero incenerito o smaltito i bagagli non reclamati, è stato un uomo di nome ⁠Doyle Owens trovò una soluzione più sostenibile: nel 1965 ha avviato Unclaimed Baggage, iniziando a raccogliere beni smarriti dalle principali linee di autobus americane e, dal 1973, anche dalle compagnie aeree, per rivenderli nel suo negozio. Oggi l’azienda è gestita dal figlio Bryan e ha salvato oltre 3.300 camion carichi di valigie dalla discarica. In Europa, invece, realtà come Greasby’s ricevono ancora decine di valigie al mese, mentre case d’asta come Mulberry Auctions a Glasgow o Bristol Commercial Valuers organizzano vendite regolari di beni smarriti. Online, piattaforme come Unclaimed Baggage continuano a dominare il mercato, restando il principale rivenditore statunitense di bagagli smarriti.

[📸 Instagram: rimowa]

Condividi l'articolo sui social: