Bad Bunny: il look scelto per l’esibizione del Super Bowl è un’occasione mancata di coerenza etica e stilistica

Lo spettacolo di ieri sera al Super Bowl è stato senza ombra di dubbio una pietra miliare nella storia dell’intrattenimento americano. Il protagonista assoluto, Bad Bunny, è infatti il primo artista portoricano ad occupare il center stage e il primo cantante a esibirsi in uno spettacolo dell’halftime interamente in spagnolo: una scelta potente, ma che ha inevitabilmente sollevato polemiche negli ambienti più conservatori. La sua performance arriva inoltre sulla scia di una vittoria storica ai Grammy della scorsa settimana, quando è diventato il primo artista latino, nei 68 anni di storia della cerimonia, a vincere il premio per l’Album dell’Anno con l’innovativo DeBÍ TiRAR MáS FOToS.

Lo show è stato un vero e proprio tripudio di simbologia e celebrazione della cultura latinoamericana. Dall’apertura ambientata in un campo di grano, fino ai continui riferimenti alla natura, all’identità e alle radici, lo spettacolo ha alternato immagini evocative e messaggi di apertura, inclusione e appartenenza, di cui il cantante si è fatto portavoce con forza e consapevolezza.

Proprio per questa ricchezza di dettagli, iconografie e riferimenti visivi e culturali profondi, ha stonato in maniera evidente la scelta del look indossato sul palco. Con styling curato dai collaboratori abituali Storm Pablo e Marvin Douglas Linares, Bad Bunny ha optato per un outfit custom firmato Zara: un look minimal color crema dalla testa ai piedi, composto da camicia con colletto e cravatta, una maglia di ispirazione sportiva con il nome Ocasio e il numero 64, pantaloni chino e sneakers. Sul significato di quel numero, i fan ipotizzano un riferimento al 1964, anno di nascita di sua madre Lysaurie Ocasio, ma al momento non vi è alcuna conferma ufficiale. Al di là delle interpretazioni simboliche, la scelta di indossare Zara risulta quantomeno discutibile. Pur essendo un brand popolare, Zara – e il gruppo Inditex di cui fa parte – è da anni associato a pratiche che vanno in direzione opposta rispetto a concetti fondamentali di etica. Senza contare le numerose controversie legate alla copia di design di brand emergenti, violando anche in questo caso principi basilari di etica creativa.

Un esempio opposto, e decisamente più riuscito in termini di coerenza e messaggio, è stata invece la scelta stilistica della collega Lady Gaga, voluta dallo stesso Bad Bunny tra le ospiti dell’ halftime accanto a Cardi B, Pedro Pascal e Karol G. Gaga ha omaggiato la cultura latinoamericana indossando un abito su misura color azzurro cielo, plissettato in sbieco, firmato Luar, con styling curato da Chloe e Chenelle Delgadillo. All’altezza del cuore spiccava un gruppo di fiori, tra cui un ibisco rosso, fiore simbolo di Porto Rico. L’abito, disegnato nel 2011 dallo stilista dominicano-americano Raul López, con sede a Brooklyn, rappresenta un esempio perfetto di come moda, identità e racconto culturale possano dialogare in modo autentico. Ad illuminare il volto della cantante infine un paio di orecchini in oro bianco etico e diamanti della collezione Alta Gioielleria di Chopard. Sarebbe bastato poco, dunque, per scegliere un brand in grado di riflettere le origini dell’artista e dare visibilità a realtà magari più giovani o indipendenti. La decisione di Bad Bunny sembra invece il risultato di un semplice accordo commerciale: un vero peccato.

Questa scelta stilistica entra in forte contrasto non solo con il messaggio veicolato durante lo spettacolo, ma anche con altre decisioni estetiche decisamente più coerenti. Emblematica, ad esempio, la scelta di indossare un raro Audemars Piguet Royal Oak Selfwinding, referenza 15553BA.OO.1356BA.04. Un segnatempo che bilancia perfettamente l’eredità industriale del Royal Oak con la bellezza organica della pietra naturale, il modello da 37 mm si distingue per il ricco contrasto dei materiali: cassa e iconico bracciale integrato sono realizzati interamente in oro giallo 18 carati, così come le lancette e gli indici, arricchiti da materiale luminescente. Il vero protagonista resta però il quadrante in malachite naturale, che con le sue venature verdi crea un contrasto netto con le linee geometriche della cassa in oro, rendendo l’orologio tanto un’opera d’arte quanto uno strumento di misurazione del tempo.

Ai piedi, infine, Bad Bunny ha indossato in anteprima una nuova colorazione della sua prima sneaker signature firmata Adidas. Le Bad Bunny x Adidas BadBo 1.0 total white rappresentano la terza colorazione del modello vista nell’arco di una sola settimana. Il debutto iniziale, nelle versioni marrone e bianco, è avvenuto il giorno successivo alla vittoria di tre Grammy Awards ed è stato limitato a sole 1.994 paia, in omaggio all’anno della sua nascita.

La preziosità e la ricerca degli accessori stona insomma con il vero look scelto per quella che è a tutti gli effetti una delle esibizioni più importanti della carriera del cantante. Un’occasione mancata insomma per rafforzare quello che era un messaggio di eleganza (vedi i dettagli) e di simbologia culturale (vedi il resto del setting).


[📷 IPA; Getty Images]

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