“Baby Reindeer”, l’identità della vera stalker è stata davvero protetta abbastanza? La donna starebbe pensando a un’azione legale

Protagonista delle prime pagine delle testate di tutto il mondo, in questi giorni non si parla d’altro che di “Baby Reindeer”, la serie Netflix che racconta la storia vera di Richard Gadd, comico che ha anche assunto i ruoli di ideatore e interpreterete protagonista. Cruda e sincera, l’obiettivo di Richard era quello di mostrare, oltre che la sua esperienza, una vita segnata dal dolore di abusi e stalking ricevuti

Non è una novità però che gli investigatori del web siano andati ancora più a fondo nella storia, identificando, secondo loro, i veri colpevoli: il regista teatrale Sean Foley è stato associato allo stupratore di Gadd, per la somiglianza all’attore che lo interpreta, ovvero Tom Goodman-Hill. Il regista, due volte vincitore del premio Olivier, ha scritto su X (ex Twitter) che la polizia starebbe indagando su “tutti i post diffamatori, offensivi e minacciosi”, e soprattutto infondati e falsi, mossi contro di lui. C’è poi un altro personaggio, che nella serie si chiama Martha, ovvero la stalker, identificata come una donna scozzese di 58 anni laureata in legge all’Università di Aberdeen, che nel corso di una recente intervista con il “Daily Record” dopo l’uscita della serie aveva affermato: «Sono io la vittima, non Richard Gadd», rivelando anche di aver ricevuto minacce di morte da parte degli spettatori.

Proprio come nella serie, anche nella vita reale le dinamiche tra buono e cattivo, o per meglio dire tra vittima e carnefice, si assottigliano, lasciando i protagonisti in balia degli utenti del web che troppo spesso da dietro uno schermo non si rendono conto di aver a che fare con persone reali. Come affermato dallo stesso Richard, infatti, cercare i veri colpevoli della serie ci fa perdere di vista il suo scopo, ci fa perdere di vista il tentativo di dare un senso all’impatto del trauma nella vita, dell’auto sabotaggio di un protagonista che ama odiare se stesso e preferisce non correre il rischio di essere felice, guarendo una ferita con nuove ferite per avere l’impressione di provare meno dolore. Richard afferma di aver adeguatamente protetto le reali identità dei personaggi, che secondo lui non assomigliano affatto agli attori scelti per interpretarli, ma è davvero così? Mettendo da parte il produttore, su cui lo stesso Gadd ha ammesso l’errore degli spettatori nell’incolpare Sean Foley, la real-life stalker non sembra poi così diversa dall’attrice che la interpreta, Jessica Gunning, sia per quanto riguarda l’aspetto fisico che per altre cose come la laurea in legge o alcuni tweet ritrovati che sarebbero stati ripresi nella serie.

La donna si dice infatti perseguitata adesso, e in una nuova intervista rilasciata al “Daily Mail” ha affermato che starebbe pensando di agire per vie legali. «Richard Gadd ha la “sindrome del personaggio principale” – ha detto – Pensa sempre di essere al centro delle cose. Non sto scrivendo programmi su di lui né promuovendoli sui media, vero? Se avesse voluto che fossi adeguatamente anonima, avrebbe potuto farlo. Gadd dovrebbe lasciarmi in pace», ha affermato la donna di cui la testata non cita mai il nome. Dalla serie si evincono i problemi mentali della donna, non confermati nella vita reale, di colei che più volte a distanza di giorni si è detta “vittima” dello stesso protagonista, diventato ora carnefice di una non adeguata protezione. 

[📸 ©Ed Miller / Netflix]

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