AVAVAV non riesce più a stupirci? Sembra passato molto, troppo tempo dalle Monster Shoes, i capi d’ispirazione prostetica, la spazzatura in passerella e perfino dalla precedente collezione, in collaborazione con Adidas, in cui il guardaroba era praticamente ridotto all’osso. Eppure, anche se marginalmente e in maniera fin troppo orchestrata, anche la SS25 era riuscita a riscuotere attenzione e indignazione, marcando un passaggio fondamentale nella direzione stilistica del brand. Ma oggi cosa ci rimane di AVAVAV? La settimana della moda di Milano è quasi agli sgoccioli, e stavolta il giovane marchio di Beate Karlsson sembra aver già perso, in gran parte, il desiderio di andare controtendenza.
La collezione FW25 ci offre una palette fedele ai codici originari: tanto grigio, qualche accenno di denim, rosso corallo e nero slavato. I blazer perdono la loro originaria formalità con le chiusure a zip, e sono quasi l’unica eccezione di tailoring in una collezione che si concentra perlopiù su uno sportswear casual, le cui silhouette non riescono a colpire nel segno. Continua la collaborazione con Adidas, che caratterizza la FW25 quasi nella sua totalità, tra shorts a vita alta, calzettoni collegiali, felpe oversize e mini-dress dal fit baggy. Ci sono poi i cut-out frammentare e movimentare i look, lacerando le maxi t-shirt e le felpe con cappuccio ispirate all’anatomia della gabbia toracica. Tuttavia, sono l’unico elemento stilistico a dare carattere a una collezione invernale che forse, dopo solo 5 anni, si sta cominciando a riposare sugli allori.
E se la SS25 giocava con l’effetto trompe l’oeil attraverso il body painting, per la FW25 nemmeno lo styling riesce ad esplorare nuove frontiere di stile. Qualche parrucca, occhiali da sole oversize, tanti trucker hat e guanti da baseball qua e là sembrano perlopiù elementi casuali, che non arricchiscono il senso delle proposte ma mirano solo a riempire uno scenario debole. Perfino le calzature, un tempo fiore all’occhiello del brand, si uniformano alle esigenze dello sportswear più canonico, o al massimo accennano volumi massicci senza dare troppo nell’occhio. L’utilizzo dei fiocchi in raso sulle bralette e appuntati all’occhiello, invece, rende ancora più difficile comprendere quale fosse l’intento di AVAVAV per la FW25, riducendo l’impulso creativo a una mera tendenza già superata.
Un organo che accompagna l’uscita dei modelli come in una marcia funebre, la stampa “Loser” su una maglia da rugby, le borsette Larva e le mascherine per il viso: l’impressione finale è che AVAVAV non abbia avuto il tempo per sperimentare un’idea convincente per questa stagione. Ci auguriamo sia solo uno show di passaggio verso un nuovo capitolo, che rinforzi ancor di più quell’attitude sovversiva che lo caratterizza sin dagli esordi.
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