Art Basel Miami: gli artisti under 35 da tener d’occhio secondo noi

Al termine di Art Basel Miami, settimana segnata da vendite solide, ritorni della pittura e un’energia generazionale evidente, una cosa appare evidente: la nuova scena under 35 è oggi tra le forze più vitali del contemporaneo. Giovani artisti provenienti da città, percorsi e linguaggi eterogenei stanno ridefinendo materiali, narrazioni e iconografie, muovendosi con naturalezza tra pittura, installazione, memoria culturale e mondi simbolici. Sono voci già strutturate, spesso sostenute da gallerie influenti, capaci di dialogare con temi identitari, sociali o emotivi senza rinunciare a una forte impronta personale. Ecco alcuni dei nomi che, dopo Miami, vale la pena seguire molto da vicino.

Ariana Papademetropoulos (1990) – Galleria: Massimo De Carlo (Milano, Londra, Hong Kong, Parigi)

Ariana Papademetropoulos, pittrice di origine greche con base a Los Angeles, prosegue la sua ricerca su iconografie femminili, mitologia e archetipi psicologici. La sua pittura combina precisione iperrealistica e atmosfere sospese: scene domestiche, oggetti quotidiani e riferimenti al mondo naturale convivono con elementi visivi che spostano la percezione e introducono un livello simbolico quasi fiabesco. Ne risultano immagini in cui il reale è filtrato da costruzioni mentali, memorie culturali e slittamenti quasi sensoriali, il tutto illuminato da colori accesi. In stand da MASSIMODECARLO presenta Natural Histories (2025), una grande conchiglia dalla forma sensuale e scultorea, le cui curve richiamano per analogia un corpo femminile reclinato. Dal suo interno scivola un flusso d’acqua, iconografia antica simbolo di trasformazione e nascita, elemento ricorrente nei suoi lavori.

Emilio Gola (1994) – Galleria: Galeria Madragoa (Lisbona)

Presentato in un solo booth da Galeria Madragoa, Emilio Gola porta a Miami una serie di lavori che confermano il cuore della sua ricerca: scene figurative costruite a partire dal disegno dal vero e da un’osservazione ravvicinata del corpo. I modelli, amici e conoscenti che posano liberamente nel suo studio, diventano l’innesco per composizioni viste dall’alto o da prospettive volutamente anomale, vedute in cui figure rovesciate dalle pose instabili creano in chi guarda una sensazione giocosa sospesa tra spontaneità e controllo. Libri, oggetti personali, tessuti e piccoli elementi simbolici appaiono come indizi che ampliano il racconto, arricchendo il contesto mantenendolo in una dimensione intima e personale. Negli ultimi anni Gola ha consolidato la sua presenza nel panorama artistico italiano, con mostre alla Triennale di Milano, alla Permanente per la Quadriennale e in gallerie come Monica De Cardenas e Tommaso Calabro. Ha ricevuto il Premio Caserini Due Torri per under 35 ad ArtVerona ed è stato finalista al Premio Cairo e al Premio Francesco Fabbri, riconoscimenti che confermano la solidità di un percorso in rapida ascesa.

Mohammed Z. Rahman (1997) – Galleria: Phillida Reid (Londra)

Per Art Basel Miami, la galleria Phillida Reid ha presentato Hearthside, un nuovo corpus di opere dell’artista anglo-bengalese Mohammed Z. Rahman. La presentazione è una meditazione su ospitalità, saperi culinari, ecosistemi e sul potere emotivo della tavola come luogo capace di creare solidarietà. Interpretando il sapere culinario incorporato nei gesti, le riflessioni sulle filiere alimentari e gli intensi momenti di vita comunitaria, Rahman dà forma a un universo gastronomico e alchemico, quasi animato. In un periodo storico in cui il cibo e la cucina hanno acquisito importanza sociale, è interessante ma soprattutto rilevante andare ad analizzare anche i sottotesti culturali di cibi e tradizioni. La pittura autodidatta di Rahman condivide le sue radici con la cucina che ha iniziato a praticare da adolescente, all’interno di una famiglia bengalese della working class londinese. Il suo vocabolario culinario unisce interpretazioni diasporiche della cucina ancestrale sylheti, classici inglesi e l’intreccio con le cucine sempre più creolizzate delle comunità migranti londinesi. Sul piano politico, Rahman rende visibili la cura, il lavoro e il dialogo tra locale e globale intrinseci al cibo, nel tentativo di umanizzare e unire in un momento sociopolitico segnato da divisioni sempre più profonde.

Jadé Fadojutimi (1993) – Galleria: Gagosian (New York, Beverly Hills, Londra, Parigi, Basel, Gstaad, Roma, Atene, Hong Kong)

Già portata l’anno scorso sempre da Gagosian a Miami, la giovane pittrice è già una degli artisti under 35 più ambita dai collezionisti. I suo quadri, solitamente di larga scala, sono vibranti reinterpretazioni di gesti intuitivi: a tratti simili a flora incolta e selvaggia, altre volte reminiscenze di forme geometriche astratte o interni scuri, i suoi quadri, seppur indecifrabili, portano in sé un profondo segno personale, una voracità organica. Che la pittura sia in grande revival è un dato di fatto, ma soprattutto è quella figurativa a fare da protagonista di fiere e mostre recenti. Il lavoro di Fadojutimi resiste al trend del momento, rivendicando un astrattismo simbolico e carismatico.

Akeem Smith (1991) – Galleria: Heidi (Berlino)

Per questo Art Basel Miami 25 la galleria berlinese Heidi ha presentato nuove opere dell’artista americano-giamaicano Akeem Smith, lavori che si posizionano a cavallo tra la scultura e l’installazione, affondando radici nella memoria culturale caraibica. Negli ultimi quindici anni Smith ha raccolto fotografie e filmati VHS da familiari, amici e personaggi icone delle dancehall: un archivio intimo che l’artista trasforma in installazioni architettoniche cariche di energia. Ogni opera custodisce immagini all’interno di strutture metalliche, costruite con frammenti recuperati da spazi sociali caraibici un tempo famosi e molto frequentati. Questi materiali, scheletri di stanze che hanno ospitato comunità e storie, portano i segni del tempo e della vita trascorsa. Smith li intreccia alle immagini, creando composizioni stratificate in cui la memoria non si deposita in modo lineare ma si erode, riaffiora, si trasforma.

Lorenzo Amos (2002) – Rubell Collection, Miami

Esposto fuori dalla fiera, ma alla Rubell Collection di Miami durante Art Basel, il pittore Lorenzo Amos, giovane artista cresciuto a Milano e circondato da un crescente entusiasmo nella scena del downtown newyorchese, ha presentato la sua prima grande uscita al di fuori di Manhattan. La sala dedicata ai suoi nuovi dipinti è stata tra le più discusse di tutta Miami durante la settimana di Basel. Parlando dei suoi dipinti, Amos scrive di catturare ‘l’atmosfera tra le cose’. E proprio per questo sono interessanti i suoi quadri: il realismo di situazioni domestiche, semplici e familiari è impregnato di riflessione materica, che si riflette in segni colorati, ghirigori, scarabocchi, in un insieme che è al tempo stesso realtà e sogno.


[📷 Instagram: lorenzoamosf]

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