Arrivi, partenze e ritardi: biglietto andata e ritorno nell’Italia che viaggia (in treno)

Oggi è una giornata torrida, eppure ieri faceva fresco. Non so mai come vestirmi, figurati quando devo partire. Perché i viaggi sono sempre un’incognita. Sai quasi sempre come parti, ma non sai mai cosa trovi quando arrivi. Prendete il meteo. Qualche tempo fa andai a Roma. A Milano faceva freddo, arrivato a Termini era estate. Gente in maniche corte e pantaloncini. Ci mancava il costume e il telo mare ed eravamo a cavallo. Io con il parka. «Non si sa più come ci si deve vestire», mi dice una signora sul binario. Che mi sa tanto di quelle frasi fatte, quando non sai cosa dire. «Non ci sono più le mezze stagioni», abbozzo, sperando di non ritrovarmela nella stessa carrozza.

Sai come parti, ma non sai come arrivi, dicevamo. Terzani diceva che la stazione riflette meglio di qualsiasi altra cosa lo stato d’animo di un Paese. Ed effettivamente è così. Poco più in là vedo una coppia che si abbraccia, testa contro testa a sussurrarsi chissà cosa. Di fronte a me, sull’altro binario, dei genitori salutano qualcuno dal finestrino. Accanto un uomo che sbraita contro una macchinetta. È la varietà umana di un Paese che parte e che arriva. Di coppie che si separano, di famiglie che si ritrovano o si lasciano, di persone che spendono € 3 per una bottiglietta d’acqua, perché la macchinetta non dà resto.

Ma può un treno racchiudere così tante sfumature nelle nostre vite? In fondo si tratta di spostarsi qualche centinaio di chilometri. Beh, sì. E mentre sono lì che ripenso alle cose più futili, come il meteo variabile e il fatto di aver sbagliato di nuovo l’outfit, con la mente penso a quanti prima avessero vissuto quelle sensazioni. Quando sicuramente non c’era un treno ad alta velocità, ma un Settebello o un Pendolino. Quando per comunicare che si era arrivati non c’era Whatsapp. Quando il tempo non era un nemico, ma un compagno di viaggio. Non voglio dire che prima fosse tutto meglio, anzi. Ma pensarci mi è stato utile per ingannare l’attesa, perché è arrivato il mio treno. Quello che mi porterà a destinazione in metà del tempo di chi 40 anni fa doveva arrivare alla mia stessa meta. E che magari sapeva meglio di me anche come vestirsi.

[📸 Fotogramma, M&N, Alamy / IPA; Getty Images]

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