Armani: rilancia gli investimenti sul cotone made in Italy da coltura rigenerativa

Armani sceglie di puntare sul cotone made in Italy, rilanciando investimenti sul tessuto derivato da coltura rigenerativa, frutto del progetto Apulia Regenerative Cotton promosso dal gruppo milanese da 2,3 miliardi di ricavi nel 2024 e in collaborazione con la SMI Fashion Task Force fondata da Re Carlo III° e guidata da Federico Marchetti, e con Cba-Circular Bioeconomy Alliance e coordinato da Efi-Istituto forestale europeo insieme a CREA e Pretaterra.

In soli tre anni, la superficie coltivata a Rutigliano, nel Barese, all’interno dell’azienda sperimentale Venezian-Scarascia gestita da ⁠CREA – Centro di ricerca Agricoltura e ambiente, è quintuplicata da uno a cinque ettari e il raccolto è più che raddoppiato. Un risultato importante per questo progetto che vede per protagonista il rilancio delle filiere agricole italiane impegnate nel settore moda, che hanno proprio nella regione Puglia un punto di riferimento, grazie agli investimenti derivati da realtà note e con risultati concreti già presenti nelle boutique europee a marchio Giorgio Armani sotto forma di T-shirt realizzate con il cotone della provincia di Bari.

Un progetto che ha superato anche le aspettative iniziali e sta crescendo rapidamente; l’importanza di questa operazione per il gruppo fondato dallo stilista, scomparso lo scorso 4 settembre 2025, è stata testimoniata dalla presenza a Rutigliano dei vertici della società milanese, con tanto di prima uscita pubblica dell’Amministratore Delegato Giuseppe Marsocci la cui nomina è stata ufficializzata il 16 ottobre, dopo 23 anni trascorsi in Armani. Con Marsocci, il gruppo era rappresentato da Andrea Camerana, componente del CDA e nipote del fondatore, e dalla direttrice della sostenibilità Rossella Ravagli, oltre naturalmente a Federico Marchetti, oggi non solo alla guida della task force per la transizione ecologica voluta da Re Carlo, ma anche esponente del board di Armani.

Lo stesso re Giorgio era particolarmente legato al progetto di rilancio della filiera del cotone made in Italy: «Quando parlavamo di sostenibilità, i risultati ottenuti in Puglia erano tra le cose che ci chiedeva sempre. E lo scorso anno, in occasione del secondo raccolto, gli portammo un bouquet di queste infiorescenze, con cui si fece fotografare», ha affermato Andrea Camerana come riportato da MFF. Del resto, il cotone è uno dei tessuti più utilizzati dal marchio.«Queste T-shirt stanno riscuotendo un notevole successo negli store dove abbiamo testato la vendita», ha dichiarato Marsocci, specificando che la distribuzione è iniziata lo scorso 17 luglio. Le T-shirt dispongono della certificazione Regenagri, uno standard sottoposto a rinnovo annuale, e sono tracciate attraverso un sistema di QR code; questo approccio, come sostenuto dalla responsabile della sostenibilità Rossella Ravagli, implica «l’unione di due sfide, quella della coltura rigenerativa e quella del passaporto digitale».

Sfide che Armani ha affrontato lavorando per un rilancio della filiera italiana coinvolgendo una delle poche realtà rimaste nella pratica della cosiddetta ginnatura, ovvero la prima operazione che si effettua partendo dal frutto della pianta e che per i primi due raccolti è stata effettuata in Sicilia, per poi arrivare alla filatura, altra fase che poche realtà continuano a effettuare in Italia, attraverso la collaborazione con un proprio fornitore di tessuti. La novità del terzo raccolto è che anche la ginnatura verrà effettuata in Puglia.

[📷Getty Images]

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