Apple ha deciso di interrompere la produzione del Mac Pro, eliminando definitivamente dal proprio catalogo quello che per anni è stato considerato come il desktop più costoso e sofisticato dell’intera gamma. Un progetto ambizioso ma, effettivamente, mai decollato davvero. La workstation, riconoscibile per il suo design a “grattugia” non compare più sul sito ufficiale del colosso della tecnologia. Il modello più recente, introdotto nel 2023 con chip M2 Ultra, non ha mai previsto aggiornamenti successivi. Nonostante il posizionamento prestigioso, il sistema ha sin da subito mostrato un limite rilevante: l’assenza di supporto a GPU discrete. Questo ha generato insoddisfazione verso una macchina che offriva indubbiamente tanta potenza, ma poca flessibilità.
Apple ha progressivamente ridotto il ruolo del Mac Pro, affiancandolo a soluzioni più coerenti con la propria evoluzione hardware. Tra queste emerge il Mac Studio, che ha guadagnato centralità grazie a un approccio più compatto e prestazioni maggiori. Le configurazioni più recenti del Mac Studio integrano chip M4 Max ed M3 Ultra, con CPU fino a 32 core e GPU fino a 80 core. A questo si aggiungono fino a 256 GB di memoria unificata e fino a 16 GB di archiviazione su SSD. Caratteristiche che lo posizionano come il sistema più potente attualmente disponibile nella lineup Apple. Un altro elemento chiave riguarda la connettività, infatti Thunderbolt 5 consente di collegare più unità Mac Studio tra loro che forniscono una scalabilità superiore dei sistemi, più conveniente rispetto all’espandibilità interna limitata del Mac Pro.
La storia recente del Mac Pro evidenzia una visione distante da quella dei professionisti. Si partì con il design cilindrico proposto nel 2013, estremamente compatto, ma soggetto a limiti termici rilevanti. Nel 2019, Apple ha riproposto quindi il tradizionale design tower del modello, ma la transizione dai processori Intel a quelli Apple Silicon ha limitato l’espansione di un progetto che è diventato inutilmente ingombrante. In questo scenario, Mac Studio e Mac Mini riflettono più coerentemente la strategia di Apple attuale: semplificazione della gamma e valorizzazione dell’hardware proprietario che garantisce scalabilità e scarso ingombro, senza rinunciare a prestazioni di primo piano ed efficienza.
Tuttavia, Apple sceglie di rinunciare a una delle caratteristiche che hanno definito il concetto di personal computer e lo stesso Mac Pro: la modularità. Se da un lato viene infatti proposta una piattaforma perfettamente integrata e ottimizzata, dall’altro bisogna scendere a compromessi in termini di espandibilità e flessibilità hardware
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