Anno nuovo, vita nuova: perché i buoni propositi sono importanti, a prescindere dal loro esito

Voglio premetterlo subito: io faccio parte della categoria e voglio rivendicare questa appartenenza con orgoglio. Da sempre adoro stilare liste, obiettivi, appuntarmi con dovizia di particolari quel che è necessario al mio glow-up del periodo. Da bambina trovavo un certo godimento nello scrivere su fogli A4 to do list per qualsiasi cosa ritenessi urgente in quel momento della mia vita: la grafia doveva essere chiara, comprensibile e ovviamente il più elegante possibile, mentre evidenziatori e penne colorate erano adoperati per sottolineare i concetti più importanti. Ero talmente orgogliosa delle mie liste che di solito appendevo i fogli in bella vista sul frigorifero della cucina o nella mia camera, stile Martin Lutero con le 95 tesi di Wittenberg, salvo poi che le stesse venivano rimosse entro qualche giorno da mia madre che andava letteralmente fuori di testa per qualsiasi cosa venisse appesa in casa abusivamente. Con il tempo, ho sostituito carta e penna con le note del telefono o i file Excel, anche se devo ammettere che il fatto a mano continua a emanare un certo fascino su di me e non escludo che ben presto potrei convertirmi anche io alla moda del “daily journal”, una specie di diario quotidiano su cui appuntare obiettivi e desideri da realizzare concretamente; un trend che sta spopolando sempre di più sui social, soprattutto se l’agenda è realizzata con la copertina in pelle di design con costi che superano i 250 euro. Insomma, le Moleskine sono ormai roba da principianti. Con l’inizio del nuovo anno, è inevitabile che le persone come me – e anche quelle un po’ meno di me – si lascino trascinare entusiasticamente dalla voglia di stilare le loro liste di buoni propositi. E, a dirla tutta, penso sia un’abitudine da salvaguardare a prescindere dall’esito che questi abbiano effettivamente nella nostra vita.

Per quanto mi riguarda, sulle mie note iPhone ho già all’attivo una decina di liste: ho una lista, costantemente aggiornata, dedicata alla mia casa, tra mobili, carte da parati e finalizzazioni impellenti, tipo le tende e le lampade all’ingresso. Sì, vivo nella mia nuova casa da quasi tre anni, e non ho ancora le lampade all’ingresso, più che per noncuranza perché penso che la scelta dell’illuminazione sia la cosa più complessa da fare, una scelta da fare con attenzione perché una lampada può davvero fare la differenza. Poi ho una lista dedicata all’alimentazione: io sono una che ama scrivere di proprio pugno il diario alimentare, soprattutto in seguito a periodi di bagordi come quello delle festività del Natale. Sebbene segua un’alimentazione ben definita ormai da anni con uno specialista, di volta in volta sento il bisogno di riscriverla, perché penso che quando scrivi una cosa questa acquista immediatamente una maggiore veridicità. Ho poi stilato una lista di integratori da acquistare, una di trattamenti beauty a cui sottopormi in vari centri esperti, un’altra con papabili corsi di yoga e pilates da contattare prima di scegliere quella definitiva, la più conveniente per prezzi e comodità. In compenso ho già acquistato un pacchetto di 4 lezioni di hot pilates e questo mi sembra già un ottimo inizio. Ovviamente non poteva mancare una lista dedicata allo shopping, con tutti i link dei vestiti e accessori che vorrei acquistare suddivisi per categorie, ma soprattutto tra capi selezionati da piattaforme come Vinted e Vestiaire Collective e quelli di brand per lo più stranieri da comprare rigorosamente online. Come ogni anno, ci sono dei capi chiave che mi riprometto sempre di acquistare e a cui dare la massima priorità: nel mio caso un jeans che ti valorizzi al massimo, un capospalla che da solo basti a risolvere l’intero look e una borsa statement, grande e versatile abbastanza da essere indossata a lavoro e anche post-ufficio.

Non manca poi una lista dedicata ai libri, perché se c’è un buon proposito per il 2026 è quello di leggere di più e trascorrere meno tempo davanti lo schermo a fare scrolling selvaggio. Ci riuscirò? Non lo so e non penso che sia così importante, perché al momento mi basta aver avuto la consapevolezza di dover adempire a quella che io reputo una mancanza dell’ultimo anno – leggere più libri – e il bisogno di volerla colmare. Per i film, invece, mi sento a posto con la mia coscienza: sono andata al cinema molto spesso e ho visto tutti i film più interessanti dell’ultimo anno, sono orgogliosa di me. I buoni propositi per l’anno nuovo – uno schema che personalmente si ripete anche a settembre, dopo le vacanze estive, e a maggio, prima dell’estate – saranno anche un cliché che difficilmente viene rispettato fino in fondo, ma penso siano necessari perché ci pongono davanti degli obiettivi e questo è già un bene. Penso che non ci sia nulla di più deprimente, e anche preoccupante, di non avere obiettivi e desideri nella propria vita: penso che nel momento in cui smetterò di stilare una lista di buoni propositi comincerò a temere seriamente per la mia salute mentale. Inoltre, infondono un senso di energia elettrizzante, come tutti i grandi cambiamenti; non so voi, ma io amo i cambiamenti, mi fanno sentire viva, main character della mia vita, mentre al contrario odio la stasi. Credo che il non evolvere sia il vero problema, il mettersi davanti ai propri limiti, difetti, mancanze e provare davvero a migliorare le cose. Certo, esiste una cosa chiamata destino, imprevedibile e ben più grande delle nostre scelte, che non possiamo assolutamente controllare. Ma nonostante ammetta di dover vivere la vita con una sana dose di fatalismo, ritengo opportuno fare il meglio per noi stessi affinché gli imprevisti non ci colgano del tutto impreparati. Il 1 gennaio di ogni anno, nella sua funzione puramente simbolica, funge da spartiacque, come se fossimo dei serpenti che fanno la muta e cambiano la loro pelle esterna, diventata ormai troppo stretta, per fare spazio a quella nuova sottostante. “Si muore un po’ per poter vivere” cantava Caterina Caselli in “Insieme a te non ci sto più” e sono fortemente convinta che questo processo di morte e rinascita, seppur apparente e spesso non destinato a durare a lungo, sia affascinante e salvifico. Che questo avvenga spesso in prossimità dell’anno nuovo, è una pura formalità, ma se basta a metterci faccia a faccia con i nostri desideri, le nostre paure e i nostri fallimenti, ben venga.

Non importa se tra due mesi o due settimane ricadremo negli stessi errori: quel che è importante è che siamo ancora vivi e che dentro di noi è viva la speranza di rendere la nostra vita migliore. Lunga vita dunque ai buoni propositi, anche a quelli che finiranno irrimediabilmente nel dimenticatoio.

[📷 IPA]

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