Ann Demeulemeester SS26: quel che resta del romanticismo perduto tra luce e oscurità

Con Stefano Gallici, Ann Demeulemeester sembra aver finalmente trovato la sua dimensione più autentica. Da quando ha preso le redini del brand nel 2023 il designer continua a tessere una narrazione coerente capace di reinterpretare l’essenza del marchio senza tradirla ma soprattutto senza stancare. Sin dal suo debutto Gallici ci ha trasportati in un universo dove la musica incontra la poesia e dove il romanticismo non è quello patinato o convenzionale, ma quello delle anime tormentate, degli spiriti liberi, delle sottoculture dimenticate. 

Anche per la Spring/Summer 2026 la colonna sonora è parte integrante del racconto, che inizia con una performance dal vivo intensa e viscerale che sulle parole “The world is burning” ha aperto la passerella con una consapevolezza quasi spiazzante. Non sappiamo se fosse un riferimento diretto alla condizione del mondo contemporaneo, ma il messaggio era chiaro: l’arte resta un rifugio, anche (e soprattutto) quando tutto intorno sembra crollare. La sua estetica fatta di contrasti, silenzi e intensità, ha conquistato non solo un pubblico di appassionati e addetti ai lavori, ma anche volti noti del panorama internazionale come Jenna Ortega, che da tempo indossa le creazioni del marchio e ha presenziato in front row alla sfilata insieme a Demi Lovato, Taylor Hill, Kim Petras, Victoria De Angelis e Joan Thiele.

Protagonista assoluto il nero, non come colore della seduzione facile ma come simbolo di un fascino interiore e mentale che si esprime attraverso il mistero. Intorno a lui si muovono altri pochi colori, ma simbolici, come un rosa malinconico e un bianco volutamente imperfetto, quasi vissuto, che aggiungono sfumature inedite alla narrazione. Il tutto è amplificato da materiali come il pizzo; la pelle lavorata, tra le cifre stilistiche del marchio; il denim, le piume eteree e le trasparenze mai scontate, che suggeriscono più di quanto mostrino. Gli abiti scorrono fluidi come onde che accarezzano il corpo tra camicie d’ispirazione dandy decostruite e le giacche divisa, reinterpretate anche come corsetti, che evocano l’eleganza ribelle delle sottoculture. 

È un’estetica che sa di romanticismo decadente ma anche di resistenza culturale, che attraversa le tempeste della modernità alla ricerca di quel che resta del romanticismo perduto, che non idealizza il passato, ma vive come atto di ribellione.

[📸 Getty Images]

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