American Psycho: i brand che si rifiutarono di partecipare al controverso film cult

Ci sono film destinati a lasciare, nel bene e nel male, una traccia indelebile nell’immaginario collettivo. “American Psycho”, capolavoro del 2000 di Mary Harron, ispirato al celebre romanzo di Bret Easton Ellis, è uno di quei film. Una pellicola controversa, certamente, ma che lasciato in eredità una lunga serie di scene iconiche, rese tali anche dall’incontrastata bravura del suo interprete principale, un eccellente Christian Bale nel ruolo del disturbato protagonista Patrick Bateman.

Il film è una sublimazione e al tempo stesso condanna dell’edonismo a tratti narcisistico degli anni ’80. Patrick Bateman è il prodotto perfetto, la rappresentazione in carne ed ossa della cultura del suo tempo, dove a contare sono solo estetica e apparenze. Giovane uomo in carriera e di aspetto piacente, Bateman coltiva un’ossessione maniacale per il proprio corpo; indimenticabile la scena iniziale del film, dove, in un’apparentemente pacifica mattina come altre, il protagonista si muove nel minimale e lussuoso contesto del suo appartamento newyorkese, svelando tutti gli step della sua meticolosa beauty routine.

Dagli integratori all’esercizio fisico, dalla skincare ai prodotti per il corpo, tutte le azioni ci parlano di una metodicità perfetta, asettica, senza sbavature. Tutto è bianco, luminoso, pulito, classicamente simmetrico, in contrapposizione agli orrori a tinte rosso sangue, commessi dallo stesso protagonista durante la notte. In un film così “aesthetic”, sembra abbastanza ovvio che i costumi abbiano avuto un ruolo fondamentale per la costruzione di personaggi, per lo più yuppies vanitosi e performanti degli anni ’80 a New York. In realtà, la costumista Isis Mussenden fece molta più fatica del previsto a rimediare i capi dei brand che si era inizialmente prefissata di introdurre, dovendo poi trovare delle soluzioni alternative.

Come riportato da Culted, molti dei brand inizialmente coinvolti espressero un certo timore nel prendere parte alla pellicola, dato che il romanzo a cui è ispirata, uscito nel 1991, fece ai tempi molto scalpore, proprio per le descrizioni crude e fin troppo violente degli efferati omicidi commessi da Bateman. Ma quali sono i brand che hanno scelto di non contribuire ai look del film? Partiamo dagli orologi; nel romanzo Patrick Bateman indossa sempre un Rolex, ma dopo il rifiuto da parte del colosso dell’orologeria, la stylist scelse un Seiko 5 per il polso di Christian Bale. E che dire dei borsoni con cui Bateman trasporta i cadaveri da lui massacrati? Inizialmente si era optato per una overnight bag di Comme Des Garçons, sostituita poi da una di Jean Paul Gaultier, dopo il rifiuto del primo.

Da come era stato pattuito, i boxer indossati da Bale nella scena iniziale del film sarebbero dovuti essere di Calvin Klein, che proprio negli anni ’80 diventa il brand underwear per eccellenza. Tuttavia, Calvin Klein diede forfait all’ultimo minuto, obbligando Isis Mussenden a scegliere i boxer altrettanto iconici di Perry Ellis.

Per quanto riguarda invece la divisa più istituzionale del protagonista, ovvero il completo classico da lavoro, il marchio italiano Cerruti 1881 si disse ben contento di prendere parte al film vestendo Bale con le sue giacche sartoriali, a patto che queste non comparissero nelle scene del crimine. Patrick Bateman resta una terrificante icona di stile della letteratura e del cinema, e le difficoltà riscontrate per la costruzione dei suoi look ne sono l’ennesima prova. In ogni caso il risultato è stato vincente, consacrando la pellicola alla definizione di “cult movie”.

[📷 lionsgate.com]

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