Non è solo uno dei volti più conosciuti della televisione, uno dei giornalisti più di rilievo del panorama della stampa italiana, ma è anche un musicista e un grande appassionato di musica. Che Alfonso Signorini abbia molteplici talenti e sia poliedrico è evidente a tutti, tanto che a breve lo vedremo anche nei panni di regista, perché dirigerà “La Bohème”, l’”opera perfetta” secondo la grande maggioranza degli artisti, all’esordio in prima assoluta il 19 luglio all’Arena di Verona e il 27 luglio, dopo 13 anni di assenza dallo storico tempio della musica. E al Corriere della Sera, oggi giovedì 18 luglio 2024, Signorini ha raccontato quello che non è un debutto. «È un sogno arrivare a Verona: per qualunque melomane è l’apice delle emozioni e da musicista è un traguardo. Ho sentito un grande senso di responsabilità. Alla prima ispezione del palco c’è stato un attimo di paura».
Paura che lascia spazio alla sfida. La sua Bohème sarà «un inno alla gioventù, grazie anche a un cast di grande livello. Quest’opera è la rappresentazione di una vita bohémien di un gruppo di giovani spensierati con tanti sogni nel cassetto e una manciata di soldi in tasca. Ed è quello che rende contemporanea quest’opera». Giovani come i ragazzi di Amici, a cui ha fatto interpretare l’opera, d’accordo con Maria De Filippi, racconta. E alla domanda della giornalista Maria Volpe sulla contrapposizione di un’opera così gloriosa con le sue attività lavorative, come il Grande Fratello, risponde: «Ogni cosa è complementare all’altra, in ciò che faccio non c’è contraddizione e vivo tutto con grande entusiasmo. La vita è fatta di tanti colori e con la matita possiamo costruire qualcosa di interessante. L’importante è la curiosità».
Un sogno che diventa realtà. Non si sarebbe aspettato di arrivare all’Arena da regista, almeno non a 16 anni quando vide per la prima volta la “Gioconda” con Luciano Pavarotti, mentre ora ci sarà lui, con la direzione di Daniel Oren, a vedere in scena la sua idea dell’opera. E su di lui dice: «È un grande Maestro e io con lui mi pongo come servitore della musica, senza protagonismi».
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