Ci sono i designer e ci sono i geni. E poi ci sono brand con un’eredità talmente potente da rappresentare non solo un marchio, ma una testimonianza tangibile di quanto di bello e potente può essere creato da un essere umano.
Alexander McQueen, lo stilista britannico scomparso l’11 Febbraio 2010, era indubbiamente un designer ma soprattutto era un genio dall’umanità complessa.
Visionario e sensibilissimo, poetico e distopico, disturbante, scuro, romantico ed altissimo, provocatorio e sovversivo nei suoi riferimenti, McQueen creava delle realtà parallele che traduceva in abiti, destinati a cambiare per sempre il mondo della moda.
Un’anima tormentata, questo ragazzo inglese che si è sempre sentito un outsider e che ha sempre preferito la ribellione al conformismo, si rifugiava nelle sue fantasie per fuggire ad una vita scomoda, o più semplicemente fin troppo limitata per colmare i suoi bisogni di evasione.
Poi la prematura scomparsa, tragica come accade spesso alle anime erranti, e la nuova direzione creativa di Sarah Burton, già braccio destro del designer dal 1996, che resterà al timone della maison per ben 13 anni, guidandolo con maestria e potenza visiva.
A ottobre 2023 viene annunciato il nuovo designer del brand, l’irlandese Sean McGirr, ex ready to wear da JW Anderson, che presenterà la sua prima collezione alla Fashion Week di Parigi di Marzo 2024.
Una nomina che ha fatto immediatamente discutere (non sono mancate le accuse al gruppo Kering per aver nuovamente messo a capo di un brand di lusso un designer uomo e bianco) e che ad oggi, con il lancio in anteprima della nuova campagna, continua a smuovere gli animi degli addetti ai lavori e non.
La prima cosa che risalta all’occhio è il ritorno dello storico logo della maison: quello in cui la C e la Q si intersecano l’uno dentro l’altro. Il logo dell’era delle famose ‘skull scarfs’ del brand, recentemente ritornate in auge tra i giovanissimi di Tik Tok in quel revival dell’ ’Indie Mood’ dei primi anni ’10.
Poi la scelta delle due modelle protagoniste: Debra Shaw e Frankie Rayder, già muse di Alexander McQueen sin dai tempi della sua direzione creativa di Givenchy, ritratte in una foresta con indosso due maschere argentee sul volto.
Il mood è chiaro: esoterismo, simbolismo, il punk come suggerisce l’abito in tartan rosso, il rapporto tra uomo e natura in una collisione quasi ultraterrena. Tutti elementi molto cari a McQueen stesso, che aveva una particolare predilezione per gli alberi. Per la collezione della FW 2008, dichiarò lui stesso a Vogue Runway di essersi ispirato alla bellezza della natura e di aver inventato la storia di questa ragazza che viveva in un albero e che ne era venuta fuori solo per sposare un principe e diventare la regina della foresta. Eroine dark, selvagge e ribelli, streghe misteriose e seducenti ma comunque libere, la nuova campagna, scattata da Tommy Malekoff, sembra riscoprire quegli stessi codici estetici, riportando alla luce quell’oscurità che in fondo appartiene al profondo di ciascuno di noi.
Che la nuova era del marchio sia quella di riscoperta delle sue origini? Dopotutto gli alberi, come quelli che piacevano tanto ad Alexander, crescono sempre dalle proprie radici.
[📸 alexandermcqueen.com]