Ci sono collezioni che ammaliano al primo sguardo, e altre che, oltre a farlo, rimangono nella memoria collettiva per molto tempo, forse per sempre. La collezione Spring Summer 2010 di Alexander McQueen è una di quelle. Ancora oggi, a distanza di più di 15 anni, la ricordano tutti e se ne continua a parlare. Fu una collezione di “rottura”, un momento decisivo che in futuro è stato difficilmente replicabile.
Innanzitutto, è l’ultima collezione presentata in passerella da Alexander McQueen: il genio tormentato della moda britannica si tolse sfortunatamente la vita l’11 febbraio 2010. La collezione venne invece presentata in passerella durante la fashion week di settembre 2009. La morte di McQueen fu un duro colpo per il fashion system, e ancora oggi resta uno dei creativi più compianti, ma soprattutto è annoverato come uno dei talenti più rivoluzionari di sempre. Un male di vivere, un buio interiore con il quale il designer ha sempre convissuto e che se talvolta veniva espresso attraverso le sue magistrali collezioni, d’altra parte veniva gelosamente celato, dietro le luci scintillanti della ribalta. Alla fine, Alexander non ha retto; i suoi fantasmi hanno preso il sopravvento e se ci hanno privato di una delle voci più importanti, poetiche e naturalmente ispirate che la moda abbia mai avuto, non potranno mai privarci del suo ricordo e della sua immensa eredità.
Oltre a questo triste aneddoto legato alla scomparsa di McQueen, la sfilata Spring Summer 2010 è anche rappresentativa di momenti ben più felici e soprattutto destinati a segnare la cultura pop dell’epoca. La collezione, chiamata “Plato’s Atlantis”, presentò in passerella le scultoree quanto inaspettate “Armadillo Shoes”, simbolo della creatività degli anni 2010. Scarpe che sfidavano la forza di gravità ma soprattutto testimonianza della sperimentazione senza confini di Lee McQueen. Un accessorio iconico che non poteva non essere preso in considerazione da un’altra icona, che proprio in quel periodo si affermava sulla scena della musica internazionale. Stiamo parlando di Lady Gaga, che indossò le Armadillo nel celebre video di “Bad Romance”, pietra miliare di quella che sarà poi la fortunata carriera dell’artista ma soprattutto della storia della musica.
Le scarpe sono interamente realizzate in legno, con la tomaia e il rivestimento unite da delle zip che permettono l’entrata del piede, e il tacco è alto 30 cm – dettaglio che aveva fatto insorgere le modelle alla vigilia della sfilata, con il ritiro di Natasha Poly, Sasha Pivovarova e Abbey Lee Kershaw dal casting. Oltre che alle creature marine di Atlantide, la città perduta protagonista dell’ispirazione della collezione, il design fa pensare a una protesi, a qualcosa che si unisce direttamente con la caviglia di chi le indossa. Un’idea che aveva già ispirato lo stilista: per la collezione primavera estate 1999, aveva proposto all’atleta paralimpica Aimee Mullin di aprire lo show con indosso protesi di legno intagliate e decoratissime.
Cinque anni dopo la sfilata e la morte dello stilista, la casa d’aste Christie’s ha battuto un’offerta incredibile e con pochi precedenti per un paio di scarpe da parte di un acquirente segreto che offrì 295.000 dollari. Poi, l’annuncio su Instagram: era stato Taylor Kinney, l’allora fidanzato di Lady Gaga, ad aver acquistato le tre paia di Armadillo Shoes, un regalo per la sua futura sposa che le aveva indossate su diversi red carpet rendendole un simbolo della propria estetica controcorrente e visionaria. Le scarpe sono talmente entrate nella storia che sono considerate come veri e propri oggetti d’arte: Il Met Museum di New York, nel 2011, e il V&A Museum di Londra, nel 2015, hanno entrambi ospitato la mostra Alexander McQueen: Savage Beauty e poi incluso le Armadillo Shoes nelle proprie collezioni permanenti.
Infine, c’è un altro motivo per cui la Spring Summer 2010 vale la pena di essere ricordata: può essere infatti considerata come il primo fashion show in diretta streaming, il che indica ancora una volta le capacità di Alexander McQueen di essere un anticipatore dei tempi. McQueen chiese infatti a Nick Knight, fotografo e fondatore del celebre SHOWstudio, di portare la sua sfilata online, in diretta streaming. Questa scelta giustificò anche la scenografia, ovvero una passerella asettica con due enormi telecamere, quasi come creature mitologiche focalizzate a seguire ogni movimento delle modelle, tutte con mini dress ispirati ai rettili marini. Il racconto dell’apocalisse vista dagli occhi di McQueen, con il crollo ecologico del pianeta: anche in questo McQueen si rivelò lungimirante, trattando una tematica più attuale che mai.
[📷 IPA]