Alaïa Winter Spring 26: portare la forma al suo limite, con umana emozione

Quando si è sciolto in un abbraccio finale con il suo ex mentore Raf Simons, la commozione è stata palpabile anche dallo schermo. Pieter Mulier non è solo uno dei designer più quotati e apprezzati degli ultimi anni, ma anche un animo gentile e profondamente radicato nell’aspetto umano delle cose. Di lui è sempre stata nota la sua proverbiale empatia e tranquillità, anche durante gli anni della direzione creativa di Raf Simons da Dior, di cui Mulier è stato fedele assistente e direttore dell’ufficio stile. Queste sue qualità interiori, unite al talento a tratti architettonico delle sue collezioni, traspaiono a ogni show di Alaïa, la maison di cui è direttore creativo e che ha saputo riportare sulla cresta dell’onda dopo anni di buio.

Virtuoso della forma, scultore del tessuto, architetto della silhouette, Mulier ha preso in mano l’eredità del celebre couturier tunisino conferendogli quella che è la sua visione di minimalismo sperimentale e mixandola al DNA del brand che ha fatto del corpo femminile il centro insostituibile del suo corso. Il corpo pensato da Mulier non si priva di viaggi d’astrazione verso l’alto, resta essenziale eppure incredibilmente vero; le premesse che abbiamo ritrovato anche nello show Winter Spring 2026 presentato questa mattina a Parigi, che ha celebrato un risveglio attesissimo e perfetto all’interno della Fondation Cartier.

E quando si parla di Alaïa, non c’è dubbio che anche il set-up dello show sarà spettacolare. Sofisticato e mai banale, Mulier ha scelto per questa collezione di trasmettere i volti e i corpi delle sue modelle più celebri sul soffitto e sul pavimento della location: volti umani, volti amici, affetti reali. Il titolo stesso dato dal direttore creativo per riassumere la collezione è stato “abiti che piangono”. Dietro l’apparente impeccabilità dei suoi lirismi architettonici, c’è un sentimento vivo che invita ad emozionarsi, senza urlare.

La collezione Winter Spring è un ritorno alla forma pura e autentica delle cose, portata al massimo del suo potenziale: torsioni inattese e silhouette ergonomiche in continua tensione tra ciò che è visibile agli occhi e ciò che non lo è. Le texture sono prestigiose: pitone, pelle, cotone, seta, nelle loro variabili più nobili e lussuose. E ancora lavorazioni sopraffine, come frange, macramé, plumage e maglieria che sfidano il concetto di tempo e spazio. C’è una radicalità profonda e che si dispiega in finezze artigianali magistrali ma anche in un dinamismo tridimensionale e puro, palpabile a ogni passo. L’essenziale delle forme si riconnette a ciò che è essenziale nella vita: l’umanità, mai come oggi.

[📷 Instagram: maisonalaia]

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