Dare tutto se stesso, isolandosi dagli affetti più cari, per immergersi completamente nella vita di un nuovo personaggio e offrire la migliore performance possibile. È ciò che ha fatto Adrien Brody durante le riprese di “The Pianist”, il film del 2002 diretto da Roman Polański, che gli è valso il premio di Miglior attore agli Academy Awards del 2003.
Non è stato facile per Adrien Brody trasformarsi in Wladyslaw Szpilman, un giovane pianista ebreo la cui vita viene sconvolta dall’occupazione nazista della Polonia. Nonostante le difficoltà e il carico emotivo richiesto per interpretare un ruolo così complesso, l’attore ha saputo regalare al pubblico una performance intensa e commovente. IIl suo segreto è stato immedesimarsi completamente nella parte, allontanandosi, almeno per la durata delle riprese, dalla sua vita personale. In una recente intervista al The Times, l’attore ha raccontato di essersi distaccato dai suoi affetti più cari per entrare in sintonia con il personaggio, comprenderne appieno la sua esistenza e raccontarla al meglio sul grande schermo.
All’epoca, Adrien Brody aveva solo 29 anni e viveva con estrema importanza il compito di raccontare una storia così delicata: «Ora sono adulto, ma da giovane non mi sentivo all’altezza del peso e della responsabilità legati a “The Pianist”. Per questo ho dovuto scavare a fondo dentro di me. Ho abbandonato la mia vita, i miei cari, la casa, il telefono e la macchina, per consegnare la verità [al pubblico]», ha spiegato. Questi enormi sacrifici hanno dato i loro frutti, permettendogli di creare un’interpretazione indimenticabile. Anche se ora, a distanza di oltre 20 anni, Brody vive il rapporto con il mestiere di attore in modo diverso, più equilibrato e consapevole: «Non penso più che sia necessario tormentarsi», ha detto.
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