Adidas: con Adizero Adios Pro Evo 3 ha realizzato la running più leggera di sempre

C’è un momento, nello sport come nel design, in cui il progresso smette di essere incrementale e diventa quasi filosofico. È esattamente quello che sta succedendo con la nuova Adidas Adizero Adios Pro Evo 3: non è solo una scarpa da corsa, è una dichiarazione di intenti specifici. E pesa appena 97 grammi. Per dare un’idea, siamo sotto la soglia psicologica dei 100 grammi, territorio che fino a ieri sembrava più concept da laboratorio che prodotto “race legal”. E invece no: Adidas ci è arrivata davvero, con una riduzione del 30% rispetto alla già sorprendente generazione precedente. Un salto che non è solo numerico, ma simbolico. Perché quando inizi a togliere peso a questi livelli, ogni grammo diventa una battaglia ingegneristica.

La storia recente della linea è già di per sé interessante. Le prime due iterazioni, Pro Evo 1 e 2, si erano fermate a 138 grammi, un risultato che all’epoca sembrava quasi impossibile da raggiungere. Ma mentre altri brand si concentravano su incrementare tecnologie sempre più complesse, Adidas ha puntato tutto sulla sottrazione e la semplificazione. E in questo è stato rivoluzionario.

Il cuore di questa rivoluzione è la nuova schiuma Lightstrike Pro Evo, dichiarata più leggera del 50% rispetto alle versioni precedenti. Tradotto: più performance, meno massa. E poi c’è la tomaia, ispirata alle vele da kitesurf, un’immagine che racconta bene la direzione del progetto: leggerezza estrema, ma con una struttura capace di reggere forze importanti.

Il risultato non è solo una scarpa più leggera, ma anche più efficiente. Adidas parla di un miglioramento dell’economia di corsa dell’1,6%. Può sembrare poco, ma nel mondo delle maratone élite è una differenza che separa un podio da un piazzamento qualsiasi. Naturalmente, la corsa alla leggerezza non avviene nel vuoto. Fino a poco fa, il riferimento era la ASICS Metaspeed Ray, ferma a 129 grammi, mentre il concept Li-Ning Dragonflight aveva osato scendere a 103 grammi senza però arrivare davvero sul mercato. E poi c’è il gigante della categoria, la Nike Alphafly 3, che resta lo standard commerciale ma con un peso più che doppio rispetto alla nuova Evo 3. Ma la vera differenza sta nel modo in cui Adidas ha ripensato la struttura. La classica piastra in carbonio – ormai un must nelle “super shoes” – è stata ridotta all’essenziale. Nasce così l’EnergyRim, una struttura a “U” che corre solo lungo i bordi, lasciando il centro quasi vuoto. È un approccio radicale: meno materiale, ma posizionato esattamente dove serve davvero per la propulsione.

Anche l’intersuola segue questa filosofia. Meno aggressiva nelle linee, ma sempre con una geometria studiata per accompagnare la falcata in modo naturale. E sotto, una suola Continental più sottile ma migliorata nel grip, segno che la riduzione del peso non è andata a scapito della sicurezza. C’è poi un altro aspetto, meno tecnico ma altrettanto interessante: il modello economico. Le Pro Evo non sono scarpe di massa. Produzione limitata, prezzo intorno ai 500 dollari, e, cosa ancora più sorprendente, vendute in perdita. Ma qui il punto non è il margine, è l’impatto. Perché nel mondo del running performance, vincere le maratone conta più di qualsiasi campagna marketing.

E i numeri parlano chiaro: nelle Majors del 2025, Adidas ha dominato, con la maggior parte dei vincitori ai piedi delle Pro Evo 2. La Evo 3 arriva quindi con una pressione enorme, ma anche con una promessa implicita: se pensavi che il limite fosse stato raggiunto, probabilmente era solo un’illusione. In un’epoca in cui tutto sembra già ottimizzato, Adidas dimostra che c’è ancora spazio per sorprendere. E forse la lezione più interessante è proprio questa: l’innovazione non è sempre aggiungere qualcosa, ma a volte sottrarre.

[📷Instagram: adidasrunning; adidas]

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