Prima ancora che iniziasse lo show dedicato alla collezione Spring/Summer 2026, Acne Studios aveva già cominciato a delineare il mood della collezione, come spesso fa, partendo da un elemento fondamentale: la location. L’ambientazione dello show è da sempre parte integrante del linguaggio del brand svedese, che la considera non solo un semplice contenitore ma un’estensione del racconto stesso, una lente attraverso cui leggere e decifrare i codici della collezione. Per questa stagione, il brand ha scelto il Collège des Bernardins di Parigi e all’interno delle sue sale gotiche con volte maestose e una luce naturale filtrata da vetrate, ha costruito un “cigar lounge” contemporaneo dove trovava spazio l’opera visiva dell’artista newyorkese Pacifico Silano. L’artista, che esprime la sua arte attraverso la fotografia, è noto per il suo modo di indagare in chiave contemporanea la mascolinità, fuida e libera, indagandone in particolare alcuni aspetti che nella sua ricerca emergono e costruiscono una narrazione che seppur legata alla sessualità, allo stesso tempo la cela.
Questa tensione tra ciò che è visibile e ciò che resta celato è il filo conduttore anche della collezione SS26, con cui Acne Studios esplora la complessità della costruzione identitaria attraverso abiti che evolvono progressivamente, sia nella forma che nella palette. Gli abiti si costruiscono attorno a una palette di toni caldi del marrone, che apre lo show con nuance chiare e terrose, per poi farsi via via più scure e profonde. A queste si affiancano colori neutri come il bianco, il grigio e infine il nero, senza dimenticare uno dei capisaldi del brand: il denim, reinterpretato in infinite varianti. In questo modo la sfilata evolve gradualmente, look dopo look, rivelando una crescente complessità anche nella struttura dei capi in un climax cromatico e di silhouette accompagnato da una partitura musicale firmata da Robyn, con il brano Robotboy realizzato insieme a Yung Lean.
I codici estetici che hanno reso Acne Studios uno dei marchi più influenti della scena contemporanea sono tutti presenti e riletti con coerenza: la lavorazione della pelle, spesso dall’effetto vissuto, utilizzata in giacche abbinate a completi monocromatici; stampe classiche come i quadretti accostate a tessuti traslucidi o trasparenti; e naturalmente il denim, trattato e declinato in ogni forma su borse, jeans, giacche, esaltato da colori neutri che lasciano spazio alla texture e alla materia.
Chi indossa Acne Studios ha un’anima dichiaratamente rock e ribelle, ma anche sofisticata e consapevole, capace di giocare con lo stile e con le contraddizioni. Ed è proprio in questa tensione tra gli opposti che si inseriscono alcuni dei capi chiave della collezione: corsetti con pizzi e cut-out che sembrano usciti da un after-party ma costruiti con impeccabile precisione; completi formali che si spingono fino a risultare provocatori; hairstyles dalla doppia anima, spettinati sul davanti e impeccabilmente raccolti dietro. Chi indossa Acne Studios conosce l’energia dei festival, ma il mattino dopo deve tornare alla realtà del lavoro, e lo fa senza attraversare la “walk of shame”, bensì con una naturale disinvoltura. A completare la collezione, borse di ogni dimensione, elementi tra cowboy e festival culture – come camperos e frange -, e capi destrutturati indossati in modo sorprendente. Tutto contribuisce a costruire una narrazione autentica che è quella che Acne Studios porta avanti da anni con coerenza, sperimentazione e una forte identità.
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