Acne Studios SS25: l’intimità giocosa e sovversiva tra le opere di Jonathan Lyndon Chase

È l’artista di Philadelphia Jonathan Lyndon Chase ad aver curato il set design del fashion show di Acne Studios, che ha presentato questa sera, 25 settembre 2024, la sua collezione Spring Summer 2025 a Parigi.

Chase è un artista black e queer, che indaga sul concetto sempre attuale tra pubblico e privato, e ha portato, all’interno dell’enorme e asettico hangar parigino dove ha avuto luogo lo show, una serie di opere che rappresentano senza censure l’intimità del proprio studio. Il focus è proprio sui momenti vissuti all’interno delle mura della propria comfort zone, un luogo dove possiamo sentirci liberi di essere noi stessi, lasciandoci andare alla vulnerabilità e alla tenerezza. Un mondo che ispira e protegge dal caos aggressivo dell’esterno, dove ci sarebbe un disperato bisogno di riscoprire maggior accoglienza, morbidezza, capacità di accettazione e tolleranza.

Jonny Johansson ha ritrovato nelle opere di Chase una poetica così spontanea, giocosa ed emotiva, da scegliere di ingaggiarlo per curare gli spazi dello show, dove gli ospiti sono stati accolti da morbidi divani e cuscini, decorati con scritte e disegni playful che strizzano l’occhio alla street art, ma che esprimono concetti di amore e uguaglianza universale. La collezione si presenta come un inno al “lasciarsi andare”, inteso come autentica esplorazione della libertà delle forme, della fluidità, di sovvertire alle linee canoniche per scoprire, con infantile stupore, un senso altro, un’espressione multiforme della materia, tra ironia, accenni pop e volumetrie che osano e per questo risultano liberatorie.

La sfilata si apre con il più innovativo stile bon ton, con la maglieria protagonista, che, leggera e versatile, si disegna sul corpo tramite drappeggi sulla vita o sulle spalle. Midi skirt in pelle rigida incontrano giacche dai volumi over e decisamente insoliti, imbottite e sinuose, quasi gommose oseremmo dire. Come pouf comodi su cui sprofondare dopo una giornata difficile, i completi sartoriali di Acne Studios non suggeriscono un’idea di formalità, quanto piuttosto si prestano alle più svariate e giocose interpretazioni. Gli abiti dalle silhouette dritte, tradiscono la femminilità più classica presentando scollature tridimensionali, completamente staccate dal busto. La palette colori vibra dai nude effetto seconda pelle fino alle tinte più accese e sgargianti, per contrasti visivi che esprimono gioia e creatività. Trench in pelle tagliati a vivo, seducono con il loro design geometrico e a tratti surrealista; è davvero un capospalla ciò che stiamo guardando o potrebbe essere qualcos’altro? Le possibilità sono infinite, ed è questo il bello di una collezione capace di tenere incollati con il fiato sospeso fino alla fine.

Sul ritmo incalzante della soundtrack, della quale Acne Studios si conferma come sempre una certezza, il denim prende vita attraverso shape volumetriche esagerate, ma che non perdono di vestibilità né tanto meno di dinamismo; le borse, che sono ora a mano ora maxi pochette, esprimono energia e comfort, mentre gli accessori, tra cui spiccano le grandi collane in oro, sono uno squisito esercizio di design manifatturiero. Le pump shoes completamente ricoperte di lustrini, esprimono voglia di sperimentare con delicata ma ironica femminilità, mentre le parrucche d’ispirazione retrò restano le valide alleate di look che gridano al desiderio di cambiamento, ogni giorno. Tartan, fiori e pois restano i pattern prediletti, combinati tra loro con autentica libertà; il denim on denim si conferma nuovamente protagonista, mentre la maglieria riscopre il gusto della lavorazione tricot, su mini da ballerina o su long dress.

Sul finale, il richiamo all’infanzia si ritrova nei grandi fiocchi, portati come drappeggi decorativi, per un risultato che potrebbe sembrare semplicemente “tenero” e infantile, ma che in realtà nasconde una complessità costruttiva molto maggiore. Una collezione che fa eco alla libera espressione, che sovverte, con gentilezza e decisione al tempo stesso, parte del conformismo imperante. Un conformismo che, dietro le rassicuranti apparenze, può essere molto aggressivo e distruttivo. C’è invece bisogno di più dolcezza, e questa, ha spesso le forme strampalate di qualcosa che non si era mai visto prima. Aprirsi al nuovo, con fiducia, accogliere il diverso, con amore, accettare le proprie fragilità, volendogli un po’ bene.

[📷 Getty Images]

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