Tra le immagini più iconiche del fashion system ci sono quelle degli anni 2000 di Mary-Kate e Ashley Olsen con Birkin e Kelly Hermès già ammorbidite e segnate dall’uso, o le Balenciaga City macchiate di vino; e ancora Jane Birkin, che già anni prima mostrava senza problemi il contenuto messy della borsa che porta il suo nome. La Birkin è indubbiamente una delle borse più desiderate al mondo, ma ciò che le persone cercano davvero in un modello così classico è tutto l’immaginario che rappresenta: eleganza, nonchalance francese e, soprattutto, status. Un’immagine che una Birkin nuova di zecca fatica a evocare, basta guardare le gemelle Olsen con le loro borse praticamente distrutte per capire perché sempre più consumatori si orientino verso il vintage e il second-hand.
Accanto al fascino estetico c’è, ovviamente, il fattore prezzo: le Birkin hanno raggiunto cifre proibitive e lo stesso vale per molte altre borse e accessori di lusso, sempre più inaccessibili a causa dei continui aumenti di prezzo. Il vintage e il second-hand sono diventati vie d’accesso concrete al mondo del lusso: chi inizia a cercare un pezzo usato per ragioni di budget spesso scopre il piacere di trovare oggetti unici, con una storia altrettanto unica, anche se non vissuta in prima persona.
Graffi, urti e segni del tempo su una Birkin o su un orologio Cartier non solo non disturbano più la nuova generazione di consumatori del lusso ma rendono l’oggetto ancora più desiderabile. Come riportato da Business of Fashion, su Fashionphile le ricerche di borse scolorite sono aumentate del 39%, mentre le vendite di articoli in pelle pre-owned crescono del 15,2% anno su anno. The RealReal ha registrato una forte crescita della categoria “as is”, soprattutto tra Gen Z e Millennial e sempre più persone cercano volutamente articoli con graffi o persino con le iniziali di altri proprietari, frequenti nelle Hermès anni ’50-’70. L’estetica è arrivata anche sulle passerelle Primavera/Estate 2026: Chanel ha presentato 2.55 morbide e vissute, Prada galleria bag pre-patinate. «I clienti non vogliono qualcosa di nuovo, ma qualcosa che sembri già loro. L’imperfezione stessa è diventata desiderabile», ha commentato Erica Wright, fondatrice di Sourcewhere.
Come dicevamo prima, anche il fattore prezzo gioca il suo ruolo: a meno che non si tratti di un modello particolarmente raro o ricercato, un accessorio con qualche segno d’uso tende a costare meno rispetto alla versione “immacolata”. Non a caso, chi cerca su piattaforme come The RealReal e seleziona condizioni come “fair” o “as is” finisce quasi sempre per ordinare i risultati dal più economico al più costoso, segno di una crescente attenzione al budget. Allo stesso tempo, paradossalmente, proprio una borsa vissuta può trasmettere un’aura di esclusività: chi la porta comunica di non essere ossessionato dal mantenerla perfetta, come se potesse permettersi di usarla senza troppe preoccupazioni, o come se si trattasse di un oggetto passato di mano in mano, magari appartenuto a qualcuno della famiglia. L’imperfezione diventa così un codice estetico e sociale che parla di libertà, storia e disinvoltura più di qualsiasi oggetto nuovo di zecca.
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