Tempi duri per i gioiellieri? Per quelli indipendenti, almeno. A parlarne è WWD, che in un articolo ha provato a spiegare la situazione attuale, in rapporto al conseguente aumento del prezzo dell’oro, in continua ascesa e con nuovi massimi raggiunti, e che secondo gli esperti potrebbe addirittura salire ulteriormente nel 2026. Il portale ha provato a ragionare su questo dato economico, mettendosi nei panni dei gioiellieri indipendenti e interpellandoli. Il riassunto? Che i business, così com’erano pensati, adesso hanno bisogno di un nuovo approccio, perché l’aumento di oltre il 40% del prezzo dell’oro quest’anno – e il possibile incremento di un ulteriore 6% entro la metà del 2026, secondo Goldman Sachs – non è sostenibile.
E allora via allo “sfruttamento” di platino e argento, con tanto di cambiamento dei metodi di produzione per tenere sotto controllo la quantità dell’oro utilizzata, che inevitabilmente sta scendendo sempre di più per queste realtà. Lo spiega bene, ad esempio, Stephen Webster al portale, che nella sua lunga esperienza nel settore ha affermato «di non aver mai visto un’impennata dei prezzi dell’oro come quella dell’ultimo anno». Motivo per cui sta cercando di portare la sua clientela dall’oro bianco al platino: «C’è una generazione che ha bisogno di riscoprire il platino e tutte le sue qualità. È bianco puro, non necessita di alcuna placcatura, né di altre lavorazioni che l’oro bianco tende a richiedere. È più pesante, quindi bisogna lavorarlo in modo leggermente diverso. È un metallo brillante ed è perfetto per le nozze, dove le protagoniste sono le gemme, e per realizzare bracciali di grandi dimensioni grazie al suo peso», dice a WWD Webster, che vista la convenienza del platino rispetto all’oro sta cambiando i suoi modelli soprattutto da sposa. Ma, come altri designer, ha anche lavorato per trovare una soluzione “per allungare l’oro”, cioè utilizzare meno metallo nei progetti. Attraverso “l’elettroformatura in oro 18 carati”, il cui processo prevede un modello 3D ricoperto d’oro, ma in cui il gioielliere “decide la quantità di metallo utilizzata per ricoprirlo”. Con il risultato di un pezzo più leggero, che costa molto meno rispetto a uno in oro massiccio.
L’argento è comunque un altro dei materiali che ricorre anche tra altri nomi del settore indipendente. Come la britannica Annoushka Ducas, che ha di recente reintrodotto la lavorazione dell’argento, non soltanto perché il costo dell’oro ha raggiunto prezzi spropositati ma anche per «raggiungere un nuovo pubblico che forse non poteva permettersi di acquistare oro di lusso, anche quando i prezzi erano più bassi». Una coincidenza fortunata, insomma. Ma è sempre sull’argento che si sono orientati anche i cofondatori di Pen Mané, Vincent Guy-Raffin e Calvin Wang, noti per l’utilizzo di oro 14 carati nei pezzi della loro alta gioielleria. Preoccupati per l’aumento dei prezzi, ma determinati a trovare soluzioni. Meno pregiate magari per valore, ma comunque di alta gioielleria per lavorazione e risultato.
Le altre soluzioni possibili
Amélie Huynh, founder del marchio parigino Statement, sta cercando di alleggerire il peso del metallo delle sue collezioni in oro e ha preso in considerazione altre strade, come il passaggio all’oro 14 carati, nonostante la predilezione del mercato francese sia per l’oro 18 carati. Mentre Sheherazade Goldsmith, founder di Loquet London, ha deciso sostanzialmente di guadagnare meno, riducendo i pezzi in magazzino dei suoi charm e delle sue catene, concentrandosi sull’artigianalità e sulle esigenze della sua clientela. Meno pezzi, più attenzione ai clienti. Approccio simile a quello di Sarah Müllertz, fondatrice del marchio danese Kinraden, anch’essa concentrata sull’artigianato e sul design, anziché sul pessimismo dei prezzi in salita. Perché ogni grammo d’oro ha un valore ancora più importante e impone un utilizzo consapevole e intelligente. «È un panorama difficile per i designer di gioielli indipendenti. Le case più grandi possono proteggere il loro oro e acquistarlo in grandi quantità, il che consente loro di stabilizzare i prezzi in modi che i marchi più piccoli semplicemente non riescono a fare. Dobbiamo muoverci con cautela ed essere creativi nel modo in cui ci adattiamo», ha affermato a WWD.
Insomma, un cambiamento epocale, visto lo scenario economico, che sicuramente ha un impatto sul mondo dell’alta gioielleria, specialmente quella indipendente. Ma l’aumento dell’oro, per essere del tutto onesti, dice ancora WWD, ha fatto ripensare in qualche modo, con proporzioni diverse, anche i grandi brand. Che non vogliono rinunciare all’oro, ma hanno necessità di soddisfare le richieste dei clienti, mantenendo gli standard soliti. Grazie alla creatività e all’innovazione, che nei prossimi anni saranno gli ingredienti fondamentali per tutti.