“It’s not a bag, it’s a baguette”. Questa la frase iconica di Carrie Bradshaw in una scena passata alla storia di Sex and the City, ovvero quando viene derubata per le strade di New York e, in un disperato tentativo di empatia con il ladro, cerca di trasmettergli l’importanza affettiva di quella che non è solo una borsa, ma “la borsa” più amata degli anni 2000. La Fendi Baguette è una delle borse di culto della maison italiana, un vero e proprio simbolo che negli anni è stata oggetto delle interpretazioni più svariate. Logata, scintillante, mini o maxi, un simbolo della casa di moda romana che, dopo l’addio alla direzione creativa di Silvia Venturini Fendi, è pronta ad aprire le porte a Maria Grazia Chiuri. Anzi, forse sarebbe corretto dire riaprire.


Già, perché per la stilista romana quello da Fendi è un ritorno, dato che ha già lavorato presso il marchio durante i primi anni della sua carriera, prima di scalare le varie tappe che, in 35 anni, l’hanno consacrata come una delle figure più importanti della creatività italiana nel mondo. Chiuri aveva infatti cominciato a lavorare da Fendi nel 1989: un periodo particolarmente proficuo per il brand che, alla direzione creativa, oltre a Silvia Venturini, vantava anche un genio come Karl Lagerfeld, che si occupava di supervisionare anche il settore accessori. Lo stesso reparto dove, a fare esperienza, potevamo trovare molti giovani talenti, tra cui proprio Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, conosciutisi ai tempi dello IED. Un ufficio stile frequentato da personalità di prima grandezza, e il cui scambio di idee ha dato origine alla celebre borsa, nata dall’incontro magico di questi designer unici. Non è un caso che la sua fortuna sia rimasta immutata per anni, soprattutto considerando l’abilità di Chiuri negli accessori. Un’expertise che sicuramente gioverà non poco a Fendi e che contribuirà ad accrescere la fama e il successo della sua pelletteria.



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