Enfants Riches Déprimés: nella SS26 l’uniforme è sinonimo di ribellione

Quando Henri Alexander Levy ha fondato Enfants Riches Déprimés nel 2012, il suo intento era quello di creare un brand anti-fashion, e non nel senso in cui lo intendiamo oggi, ovvero provocazioni audaci o strategie sovversive di marketing pensate spesso per compensare un carente slancio creativo. No, Levy lo ha fatto nel senso più nobile del termine, costruendo intorno al suo marchio una narrazione che fin dal primo giorno appare sempre autentica e che non si piega ai canoni, non per dare quell’idea di diversità oggi tanto idolatrata, ma per pura necessità. La sua visione era quella di rievocare movimenti d’avanguardia come lo streetwear punk francese della fine degli anni ’70 e le sottoculture giapponesi degli anni ’80, creando un ponte tra ribellione storica e contemporaneità.

Proprio per questo, Enfants Riches Déprimés è uno dei pochissimi brand contemporanei che riesce a dialogare con le sottoculture del passato pur rimanendo perfettamente attuale. Gli Enfants Riches Déprimés, ovvero i “ragazzi ricchi depressi”, non sono solo i clienti del brand, ma anche le sue muse: creature notturne che incarnano il lusso senza compromessi, l’edonismo sfrenato, il fascino ambiguo e un’eleganza oscura, che sfuggono alla quotidianità per vivere esperienze intense e sofisticate. Uno dei principi fondamentali del marchio sono i prezzi molto elevati, i pezzi prodotti in quantità limitata e la reperibilità quasi esclusiva: fattori che rendono ogni capo desiderabile e introvabile, perfettamente coerente con un brand che non mira alla massa né come cliente né come estimatore. Questa filosofia si riflette negli abiti e nella comunicazione, con campagne che oscillano tra il trasgressivo e l’ipnotico, talvolta provocatorio, talvolta poetico, ma sempre e comunque in grado di catturare lo sguardo.

Per la Spring 2026, presentata alla Paris Fashion Week, queste creature emergono alla luce del sole e si declinano in molteplici archetipi: la studentessa maliziosa della boarding school, il raver che fugge i raggi del sole come fosse un vampiro, il figlio di papà che trasforma la sua viziataggine in uno stile di vita, il cavallerizzo elegante, il ricco borghese un po’ dandy e un po’ creatura del divertimento notturno, il figlio dell’avvocato che sfoggia tatuaggi con nonchalance, l’ereditiera dall’aria sofisticata ma trasgressiva, e tante altre figure che intrecciano lusso, ribellione e ironia. Il tutto è arricchito da dettagli preziosi come tessuti lussuosi, dalla pelle morbida e strutturata al velluto seducente, accessori come maxi cinture e fiocchi bon ton, capi basic ma mai scontati che diventano iconici grazie alla personalità degli archetipi che li indossano, creando un’immagine di stile inimitabile, un perfetto equilibrio tra ribellione e lusso. E in questo contrasto sta tutto il suo fascino.

[📷Getty Images]

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