Uno dei personaggi più influenti della moda, senza dubbio, che ci ha lasciato. Mentre il mondo intero salutava per l’ultima volta Giorgio Armani, scomparso lo scorso 4 settembre 2025, com’era prevedibile è partita anche la successione alla figura dell’illuminato stilista italiano. Che nella sua vita non ha solo scritto pagine di storia sensazionali, ma anche costruito un vero e proprio impero. Armani, come si è letto nelle ultime ore dai principali organi di informazione, ha però stilato passo passo ogni disposizione su quello che riguarda la sua eredità.
Lo ha fatto con due testamenti, scritti di suo pugno, datati 15 marzo 2025 e 5 aprile 2025. Che hanno svelato la volontà dello stilista riguardo la società da lui fondata, di un passaggio di proprietà a stretto giro. Sì, perché come si legge nel testamento, pubblicato anche da Repubblica, Armani ha disposto sì la gestione del gruppo alla sua Fondazione, con conseguente ripartizione delle percentuali di diritto di voto. Ma ha anche esplicitato la volontà di cessione entro 18 mesi a tre soggetti nello specifico: uno tra LVMH, EssilorLuxottica o L’Oreal.
Cessione entro 18 mesi
«Pongo a carico della Fondazione i seguenti oneri: decorsi dodici mesi ed entro i primi diciotto mesi dalla data di apertura della successione cedere in via prioritaria ad uno tra Gruppo LVMH, Gruppo EssilorLuxottica, Gruppo L’Oreal o ad altre società o gruppo societario dalla stessa, individuato con l’accordo di Leo (o, ove non più in vita a quel tempo, con l’accordo di Andrea e Silvana o di quello tra loro superstite), operante nel mondo della moda e del lusso di pari standing con i gruppi sopra indicati e con priorità per gruppi con i quali la Società già intrattiene rapporti di partnership, una partecipazione pari al 15% del capitale della Società», si legge nel documento redatto da Armani e pubblicato dal quotidiano.
L’alternativa è la quotazione in borsa
Sono quindi tre i soggetti a cui Armani vuole che sia ceduta la sua “creatura”, con un passaggio graduale delle quote societarie, entro i primi 18 mesi dalla sua successione. A cui poi a partire dal terzo anno ed entro il quinto dalla successione, si prosegua con una cessione di un ulteriore 30%, fino a un massimo del 54,9%. Ma non si escludono, si legge ancora, altri gruppi comunque di pari standing a quelli sopracitati. L’eventuale alternativa disposta dallo stilista scomparso, in caso di mancata cessione graduale, invece, sarebbe un’altra: «Ove non sia stato attuato quanto sopra (…), far sì, nei limiti consentiti dalla legge ed esercitando i diritti ad essa spettanti in qualità di socio della Società, che: i competenti organi sociali di quest’ultima approvino, adottando tutte le delibere a ciò necessarie od opportune, la quotazione delle azioni della Società su un mercato regolamentato italiano».
Cessione o quotazione, insomma. Questa sarà la missione della Fondazione a cui è stato trasferito il 9,9% di azioni – oltre allo 0,1% già detenuto – e il 90% in nuda proprietà delle azioni, dice ancora Repubblica, «di cui l’usufrutto è assegnato a Pantaleo Dell’Orco (il 30%), ai tre nipoti dello stilista e alla sorella Rosanna (il 15% ciascuno)». Uno scenario nuovo, che potrebbe aprire novità a stretto giro.
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