La promessa e gli intenti erano chiarissimi: «Sarà bellissimo». In una sera di fine estate, dopo giorni di pioggia torrenziale, il sereno lo porta lui: Federico Olivieri, in arte Olly. Quasi un anno dopo averlo visto al Fabrique di Milano, le cose sono completamente cambiate, ma la sostanza è la stessa. Racchiusa in un claim: «Lo rifarò, lo rifaremo». Una frase di una canzone, “Una vita”, che molti dei suoi fan si sono tatuati o che semplicemente conoscono a memoria, ma che potrebbe quasi rappresentare una dichiarazione della carriera – ancora agli inizi – di un cantautore unico nel panorama musicale italiano. E che ieri, martedì 2 settembre 2025, si è goduto una festa bellissima. Anzi, la festa. All’Ippodromo Snai San Siro di Milano a scorrere è adrenalina, birra, sudore e gioia di condividere più che un concerto, un percorso. O meglio una storia.

Fatta di canzoni e di vita, di amori e di esperienze, di lacrime e di risate. E anche di amari e di lavatrici che non funzionano. Che accomuna 34 mila spettatori, tutti lì a rendere omaggio a un ragazzo dai sentimenti vivi e dalla sincerità spiccata. Come è raro trovare tra gli artisti nuovi di oggi, alla ricerca più del risultato e meno del percorso. Ma è il viaggio che conta, molte volte. Quello che poi viene racchiuso in 3 minuti circa di una canzone. Che toglie l’ossessione del risultato, comprensibile per tipi ambiziosi, ma che diventa una conseguenza. E la conseguenza, per Olly, è che tutto sembra venire naturale. Con un background saldo, una scaletta che è già una garanzia, anche se di album in studio ne ha fatti “solo” due. Ma che evidentemente rendono merito alla quantità e alla qualità che straborda. Anche musicale, del suo produttore e amico inseparabile JULY, che testimonia un altro fattore determinante di un viaggio: la condivisione.
Con la sua band, con i suoi amici, che a un certo punto si siedono a un tavolo e cantano insieme a lui. Ma anche dietro, quando c’è da festeggiare ancora più esageratamente. Quelli di una vita o quelli artistici che la carriera ha regalato. Come Emma Marrone, che sul palco ha cantato “Ho voglia di te”, o Enrico Nigiotti, sulle note di “Sopra la stessa barca”. C’è un affetto non scontato, che esula dal talento – non percepibile solo in malafede da qualcuno -, e riconoscenza per tutto quello che la vita ti dà. Radici forti, insomma, che rendono tutto una tappa da vivere appieno. Tra errori e provocazioni, tra successi e trionfi, tra un violino e un sax. Tra il legame con il cantautorato genovese, che rivive nella sua voce e in quel piccolo difetto di pronuncia che in realtà è diventato un marchio di fabbrica inconfondibile. E un sound che mescola l’energia e la freschezza di un ventiquattrenne, con la musica vera, tutta suonata dal vivo e letteralmente addosso. Il risultato è amore allo stato puro, che ormai si sta replicando data dopo data, conquista dopo conquista. E che vedremo anche nella sua “casa”, Genova, l’anno prossimo nel 2026.
Tutti a casa
Il 18 giugno 2026 allo stadio Luigi Ferraris di Genova si ritornerà a cantare. Lì dove il calcio, tra la sua Sampdoria e i “rivali” cugini genoani, trionfa, molto presto tornerà anche la musica. Dopo ben 21 anni, visto che l’ultimo a suonarci in concerto fu un certo Vasco Rossi, uno dei miti musicali di Federico. Una semplice coincidenza o un segno del destino? No, è l’ennesima conseguenza di un ragazzo che il palco se lo mangia e che non ha vissuto la vittoria del Festival di Sanremo come un approdo, ma come una delle tante mete. Come i 20 palazzetti, già sold out da tempo, come lo stadio Ferraris, come un gol al 90esimo della sua Samp. Anche questa sì, che è tutta vita.
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