Kering si prepara ad accogliere il nuovo amministratore delegato Luca de Meo, noto per essere un “cost killer” capace di risanare aziende in difficoltà. Nel frattempo, il gruppo sta già mettendo in atto la sua strategia: tagliare i costi e ridurre le spese per contenere il debito. Il piano prevede la chiusura di negozi, la vendita di immobili e la riduzione del personale.
Nel primo semestre 2025, l’utile netto di Kering è crollato del 46%, evidenziando le difficoltà che de Meo dovrà affrontare quando assumerà la guida dell’azienda il prossimo 15 settembre. Succederà a François-Henri Pinault, alla guida del conglomerato familiare dal 2005 e protagonista di numerose trasformazioni strategiche. Pinault resterà presidente.
«La prima metà del 2025 è stata un periodo di decisioni importanti per Kering», ha dichiarato Pinault in una nota. «Sebbene i numeri siano ben al di sotto del nostro potenziale, siamo convinti che gli sforzi globali degli ultimi due anni abbiano gettato solide basi per le prossime fasi dello sviluppo del gruppo».
Per arginare le perdite, come riportato da WWD, Kering prevede di chiudere più negozi del previsto dopo un altro trimestre deludente. Il direttore finanziario Armelle Poulou ha infatti annunciato che il gruppo punta ora a chiudere 80 boutique nel 2025, rispetto alle 50 previste a inizio anno. Nel primo semestre si sono contate 41 chiusure nette, di cui 18 riguardano Gucci e altre 18 il gruppo delle “altre maison” – composto principalmente da Balenciaga e Alexander McQueen. Inoltre, sono previste per il 2026 e il 2027 ulteriori riduzioni della rete retail.
A peggiorare il quadro, la flessione delle vendite organiche nel secondo trimestre ha colpito quasi tutti i marchi del gruppo. Il rilancio di Gucci rappresenta la sfida più urgente, dopo che la maison ha registrato un nuovo calo del 25% delle vendite organiche nel secondo trimestre. I consumatori attendono ora con impazienza il debutto del nuovo direttore creativo, Demna, accompagnato dal lancio nei negozi di una selezione di prodotti see-now-buy-now.
Saint Laurent, invece, ha registrato un calo del 10%, mentre la divisione “altre maison” è scesa del 16%. In controtendenza Bottega Veneta (+1%) e la divisione eyewear e corporate, che ha segnato una crescita del 3%.
«Abbiamo una strategia chiara per tutti i marchi e stiamo lavorando per attuarla correttamente, marchio per marchio», ha dichiarato Jean-Marc Duplaix, vice-CEO responsabile delle operazioni e della finanza, precisando che non hanno intenzione di vendere i marchi sottoperformarti: «Non abbiamo piani di cessione».
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