Ascoltando un album musicale, sono tante le cose che ci rimangono impresse: in primis le canzoni, con i loro mix di suoni capaci di far emergere emozioni profonde in ognuno di noi. Ma anche le copertine giocano un ruolo fondamentale. Anzi, a volte sono proprio la prima immagine che ci viene in mente quando pensiamo a un disco che abbiamo amato.
Spesso sentiamo parlare di cineturismo, ossia quella tendenza a visitare i luoghi in cui sono stati girati film o serie TV. Una voglia irrefrenabile di mettere piede sulla stessa porzione di terra calpestata dai nostri artisti preferiti, che trova spazio anche nell’ambito musicale. Non è un caso che Abbey Road, a Londra, necessiti di costante manutenzione a causa del continuo afflusso di turisti che ogni giorno affollano l’iconico attraversamento pedonale dei Beatles.
Se da alcune copertine si intuisce immediatamente il luogo in cui sono state scattate le foto – o da quali paesaggi gli artisti abbiano tratto ispirazione – altre hanno mantenuto il mistero per molto tempo. Quella di Houses of the Holy dei Led Zeppelin, per esempio, ritrae una scena dal sapore apocalittico, in cui un gruppo di bambini si arrampica su un promontorio roccioso. Quel luogo esiste davvero: si trova in Irlanda del Nord ed è conosciuto come il Selciato del Gigante, un’impressionante formazione naturale di colonne basaltiche. Un paesaggio talmente unico nel suo genere da ispirare la copertina di uno degli album più amati dei Led Zeppelin, entrato nella memoria collettiva.
E poi ci sono Kendrick Lamar e Drake, i due rivali del panorama rap, che però hanno avuto la stessa intuizione: utilizzare un luogo iconico come sfondo dei loro album. Il primo, per To Pimp a Butterfly, ha scelto la Casa Bianca, simbolo per eccellenza del potere, qui utilizzato per riflettere sulle continue lotte per l’uguaglianza.
Drake, invece, si è seduto (almeno metaforicamente) sulla CN Tower di Toronto. Realtà o fotomontaggio? Il dubbio è stato risolto dalla pagina ufficiale X della torre canadese, che si è congratulata con il rapper per il sapiente uso di Photoshop. In questo caso: minimo sforzo, massima resa.
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