Make-up al maschile: l’infinita storia d’amore tra uomini e trucco, ieri come oggi

Una storia antica come il mondo quella tra gli uomini e make-up. Anzi, a essere precisi, come gli Egizi, dato che sono stati loro i primi a fare del make-up un tratto distintivo della loro estetica, con grafismi ben definiti sia per le donne che per gli uomini. Già, perché sono stati in primis i faraoni a scegliere di valorizzare i loro austeri profili con ampio uso di quelli che potremmo definire delle versioni arcaiche degli eye-liner contemporanei, ovvero il khol.

Le raffinate abitudini egizie e orientali influenzarono fortemente anche i costumi romani sull’utilizzo di make-up e cosmetici, tanto da farli entrare nella loro routine quotidiana. Verso la metà del I secolo d.C., l’uso del trucco da parte degli uomini era comune nella società romana. Gli uomini romani si dipingevano la testa per camuffare i punti calvi, la cipria veniva usata per schiarire la carnagione, il rouge veniva applicato sulle guance e le unghie venivano dipinte con una miscela di grasso di maiale e sangue con un look che oggi verrebbe definito genderless.

ll make-up maschile torna ad essere apprezzato e valorizzato durante il regno della regina Elisabetta I, quando gli uomini britannici si truccavano addirittura più delle donne. Questi erano soliti curare la pelle realizzando maschere con ingredienti naturali, e poiché aspiravano a un incarnato pallido, utilizzavano polveri bianche per creare una sorta di cipria utile a sbiancare la pelle. Purtroppo, il trucco cadde in disgrazia, in parte perché essendo formulato con sostanze tossiche provocò molti decessi, e in parte per volere della regina Vittoria, che ne vietò l’uso, ritenendolo volgare. Tra il ‘700 e l’800, durante la corte di Luigi XVI in Francia, gli uomini ricorrevano all’uso di misure estreme per far apparire la pelle diafana, e si dipingevano linee blu sottilissime sul volto. Inoltre, gli uomini della corte reale si incipriavano il viso e si disegnavano dei nei finti. Non è infatti un segreto che il re Luigi XVI stesso si dedicasse alla stravaganza del trucco e dei prodotti per capelli.

Insomma, il make-up al maschile non è una novità, ma una vera e propria tradizione millenaria, entrata in disuso soprattutto a partire dalla seconda metà del XXI secolo, fatta eccezione per alcuni volti noti che hanno fatto del trucco un modo per esprimere sé stessi con un’intensità estrosa e versatile. Se infatti durante gli anni ’10 del ‘900 è il divo del cinema muto, Rodolfo Valentino, a enfatizzare il suo ruolo di latin lover grazie a uno smokey eyes sfumato – che sugli schermi in bianco e nero rendeva ancora più drammatico il suo fascino leggendario – successivamente il trucco per gli uomini perde parte del suo smalto, per poi riaffermarsi con tutta la sua potenza nel periodo più elettrizzante che ci sia, quello tra gli anni ’70 e gli anni ’80.

È in questo periodo che infatti arrivano alla ribalta alcuni dei grandi protagonisti della musica internazionale, come David Bowie, Boy George, Billy Idol, Prince, Iggy Pop e Brian Eno solo per citarne alcuni. Una tendenza che, successivamente, trova ben ampio respiro con l’estetica del rocker maledetto Marilyn Manson e dei gruppi post punk come i Green Day e, qualche anno dopo, i Tokyo Hotel. A oggi, un valido testimone della tendenza è il frontman dei Måneskin Damiano David, ormai avviato con successo internazionale alla carriera solista, e sin dai suoi esordi mai timoroso di osare e sperimentare, con look audaci e fluidi ma anche con il make-up, caratterizzato da matita sfumata sotto gli occhi.

Un trend, quello di enfatizzare lo sguardo con ombre look o matite, è tornato in auge anche tra le nuove generazioni, come si può vedere anche su TikTok, in cui sono sempre più virali i content di giovanissimi creators su come realizzare un look da bello e dannato in brevissimo tempo. Anche il make-up, come la moda, è dopotutto un continuo di corsi e ricorsi storici.

[📷IPA]

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