Naked dress: bandire le trasparenze a Cannes è davvero sinonimo di eleganza?

Niente più naked dress sul red carpet di Cannes. In vista della 78esima edizione, il Festival ha deciso di imporre un codice di abbigliamento più rigido, vietando abiti con trasparenze, strascichi teatrali e sneakers fuori contesto. Una presa di posizione piuttosto conservatrice che sembra voler riportare ordine nell’anarchia degli outfit da red carpet, ma che finisce per colpire soprattutto un tipo specifico di espressione estetica: la nudità femminile.

Il naked dress, percepito dalla kermesse come un’esibizione troppo aggressiva del corpo, ha alle spalle una storia lunga e sfaccettata. Non tutte le trasparenze sono uguali, e non tutte hanno come unico scopo quello di scandalizzare. Tra gli esempi più recenti, Bella Hadid in Saint Laurent sulla Croisette del 2024, con una mise elegante, essenziale, perfettamente inserita nel contesto. O ancora Elle Fanning, durante la stessa edizione, con un maxi abito Gucci decorato da margherite gialle su sfondo sheer.

D’altro canto esistono anche gli eccessi, outfit provocanti in cui il corpo diventa un’arma per uno shock value garantito. Tra questi, le trasparenze integrali di Julia Fox o i look estremi di Leila Depina – più vicini all’esibizionismo che all’espressione personale – hanno alimentato il pregiudizio secondo cui ogni abito sheer sia necessariamente fuori luogo per il Festival di Cannes. Ma non è sempre così.

Il problema, infatti, non è la pelle scoperta, ma l’intenzione dietro l’abito. Censurare ogni trasparenza in nome del decoro significa ridurre il corpo femminile a qualcosa da nascondere o da “contenere”, ma la femminilità non è una minaccia, e la sua espressione, anche quando passa attraverso abiti audaci, può trasformarsi in bellezza e potenza estetica. Il rischio è che, nel tentativo di riportare la moda “al suo posto”, si finisca per riaffermare dettami appartenenti un tempo in cui il corpo della donna non era considerato suo. E sì, regole sono evidentemente necessarie, ma solo quando ci aiutano a riconoscere il contesto senza cancellare la complessità del linguaggio del corpo.

[📸 IPA]

Condividi l'articolo sui social: