Il duello commerciale tra Stati Uniti e Cina è più acceso che mai, e uno degli scenari più inattesi di questa tensione è TikTok. Sembra un paradosso, visto che proprio la piattaforma della cinese ByteDance è oggi al centro di un acceso dibattito negli USA, dove il governo guidato da Donald Trump sta valutando se costringerla a separarsi dalla proprietà cinese o bandirla del tutto dal Paese.
Ma andiamo con ordine. Solo la scorsa settimana il presidente Trump ha fatto dietrofront sui dazi esteri, ridando respiro alle Borse mondiali. Tutte, tranne una: la Cina. Dopo aver già imposto tariffe fino al 104%, l’amministrazione ha annunciato nuovi superdazi al 125% su beni importati da Pechino. La risposta di Pechino non si è fatta attendere: controdazi fino all’84% su alcuni prodotti americani. Un tira e molla che continua a preoccupare i mercati globali e che, ora, coinvolge anche il mondo del lusso — attraverso TikTok.
Con l’aumento delle tariffe, diversi produttori cinesi stanno usando TikTok come vetrina per raggiungere direttamente i consumatori occidentali. Alcuni video girati all’interno di fabbriche, diventati virali, mostrano file di borse di lusso e dichiarano (senza alcuna prova) di essere i veri produttori di modelli firmati Louis Vuitton, Hermès o persino Lululemon. Il tutto è spesso accompagnato da link per l’acquisto dei prodotti a un terzo del prezzo originale.
@eason_chinabusiness Who are the Chinese suppliers behind Louis Vuitton?#sourcing #factory #sourcingtips #importfromchina #sourcingagent ♬ original sound – eason_chinabusiness
Questi contenuti, che si diffondono rapidamente in un clima politico teso, rischiano di danneggiare ulteriormente un settore già sotto pressione. LVMH, ad esempio, ha recentemente riportato un calo del 3% nelle vendite globali. Ma la questione va oltre: mette in discussione la narrazione stessa del lusso, basata su artigianalità, qualità e tracciabilità, e riaccende l’attenzione sul più grande mercato della contraffazione al mondo — la Cina.
Secondo l’U.S. Customs and Border Protection, solo nel 2023 sono stati sequestrati articoli falsi per un valore di oltre 1,8 miliardi di dollari.
Le maison, però, non stanno a guardare. Louis Vuitton ha ribadito che nessun prodotto ufficiale è realizzato in Cina. Anche Lululemon ha chiarito che solo circa il 3% dei suoi articoli finiti è prodotto negli Stati Uniti, ma che l’elenco dei fornitori approvati è pubblico e trasparente. Un modo per difendere la filiera e rassicurare i consumatori in un momento di forte confusione.
[📸 hermes.com © Benoït Teillet]